Cesare Bocci e la moglie Daniela Spada sono stati ospiti dell’ultima puntata di Domenica In e, con Mara Venier, sono tornati a parlare di un episodio drammatico della loro vita privata, che hanno raccontato anche in un libro. È accaduto 19 anni fa, subito dopo la nascita della loro prima figlia, concepita durante un viaggio a Santo Domingo: “Ci siamo detti: che ne dici se facciamo un fi… e lei era già incinta!”, ha detto l’attore interprete di Mimì Augello nella serie tv “Il commissario Montalbano” spiegando che nove mesi dopo nacque Mia. Trascorsi cinque giorni in ospedale, la moglie Daniela tornò a casa con la bambina: “La mattina dopo, l’apoteosi. Mentre allattavo, ho avuto un grandissimo mal di testa“, ha raccontato lei. “L’ho trovata sul letto incosciente – ha proseguito Bocci – chiamo il 118, do la bimba alla vicina e corriamo in ospedale”.

Una volta arrivati in pronto soccorso però, i medici non capirono subito cosa avesse la donna: “Lì ci si è aperto un mondo di belle cose e brutte cose. Abbiamo un sistema sanitario eccezionale, ma è fatto di uomini e gli uomini non sono perfetti. Ci sono medici straordinari, purtroppo quel giorno abbiamo beccato lo stron** di turno, che prende il suo ictus per una crisi di nervi di una donna che ha appena partorito e credendo che avesse litigato col marito“.

Dopo due ore, a Daniela Spada fu diagnosticato l’ictus: un ritardo che poteva costarle caro, come lei stessa ha spiegato: “Quando si tratta di ictus il tempo è fondamentale“. Ora Daniela sta bene e riesce a condurre una vita pressoché normale, ma risente ancora di alcuni effetti dell’ictus. “Essere disabile non è facile, è difficilissimo – ha detto -. Ci sono persone che stanno sulla sedia a rotelle, che hanno problemi enormi e che vanno aiutati”. “Collaboriamo con associazioni per disabili. Daniela è una disabile, perché continua ad avere problemi – ha concluso Cesare Bocci -. Dal momento che sono un personaggio dello spettacolo abbiamo capito che potevamo raccontare questa storia, per far capire che se Daniela è qui è perché ha voluto combattere per rialzarsi. Dobbiamo pensare che possiamo fare tanto con pochissimo”.

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