Non ci sono solo i 5mila operai di Taranto che rischiano il licenziamento. Adesso il dietrofront di Arcelor Mittal, pronta a restituire l’ex Ilva, rischia di mettere in pericolo il posto di altri circa 400 dipendenti che attualmente lavorano per Sanac, l’azienda dell’indotto con sedi a Massa, Vado Ligure, Gattinara (Vercelli) e AsseminiGrogasti (Cagliari) che produce refrattari di acciaio dipendente per il 70% da Ilva. Nell’accordo che prevedeva l’acquisizione del polo siderurgico pugliese, infatti, era previsto che Arcelor Mittal comprasse anche gli stabilimenti di Sanac in giro per l’Italia. Per questo le centinaia di lavoratori che producono refrattari per acciaio adesso restano appesi alla trattativa tra il governo e il gruppo franco-indiano dell’acciaio. Nelle ultime ore, infatti, i sindacalisti degli stabilimenti di Sanac hanno telefonato a quelli di Taranto per sapere come muoversi e non è escluso che nei prossimi giorni anche i lavoratori dell’indotto possano incrociare le braccia. Per il 13 novembre intanto i sindacati sono stati convocati al Mise per discutere con il ministro Stefano Patuanelli proprio del futuro degli stabilimenti di Sanac dopo i giorni di trattative sull’ex Ilva di Taranto: secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, i sindacati chiederanno al governo di trovare altri mercati per le commesse e non essere dipendenti unicamente dal polo tarantino.

Il futuro di Sanac appeso a Ilva – Sanac (Società Anonima Nazionale Argille e Caolini) nasce nel 1939 per volontà dell’Iri e oggi è la leader in Italia nella produzione di refrattari di acciaio. Facendo parte del gruppo Ilva spa, nel 1995 viene acquisita dal Gruppo Riva ma la crisi della siderurgia negli ultimi anni ha portato al calo della produzione e alla crisi dell’azienda stessa. Dal 2015, infatti, Sanac è in amministrazione straordinaria e già ad agosto scorso i posti di lavoro avevano subito i primi grossi scossoni dopo il sequestro dell’altoforno 2 dell’Ilva da parte della Procura di Taranto. L’equazione è semplice: cala la produzione, calano le commesse. Per questo, a metà novembre, l’azienda ha annunciato la cassa integrazione per 343 dipendenti in attesa dell’offerta di acquisto di Arcelor Mittal prorogata al 20 dicembre. Al momento Sanac ha quattro stabilimenti in tutta Italia: il più grosso è quello di Massa con 120 dipendenti, poi c’è la piemontese Gattinara (102), Vado Ligure (80) e Assemini-Grogasti con circa 70 lavoratori. Adesso il futuro dei dipendenti è legato a quello di Taranto.

La disperazione dei lavoratori di Massa – La città che più sta subendo le ore di tensione tra il governo e i proprietari dell’ex Ilva è Massa, dove Sanac ha lo stabilimento più grosso d’Italia. Nelle ultime ore i membri della Rsu massese si sono mossi con i colleghi tarantini per sostenerli nella loro lotta annunciando “nuove proteste con sit-in, scioperi e cortei”. “Loro sono più di 10mila, noi come Sanac nei quattro stabilimenti non arriviamo a 400 – ha detto il dirigente della Cisl di Massa Stefano Tenerini al quotidiano La Nazione – quindi dobbiamo stare uniti se vogliamo contare. Dobbiamo cercare di pesare politicamente, visto che è lo Stato il nostro datore di lavoro attuale”. Lunedì in città è arrivata la sottosegretaria allo Sviluppo del M5S, Alessandra Todde, che ha parlato anche di un possibile “piano B” che al momento però rimane sconosciuto: i lavoratori però sono sul piede di guerra. A muoversi ovviamente è anche la politica locale con i parlamentari di Pd e Italia Viva che intendono riscrivere la norma sullo scudo penale “in maniera congrua” e “alla luce della sentenza della Corte Costituzionale”. Obiettivo? Evitare la “fuga” di Arcelor Mittal da Taranto e quindi le ricadute sui lavoratori di Sanac.

Twitter: @salvini_giacomo

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