“Chi viene in Italia deve rispettare le regole. Il governo non potrà mai accettare” le richieste di ArcelorMittal per restare a Taranto. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, poco meno di ventiquattrore dopo la conferenza stampa a Palazzo Chigi, si è presentato nello studio di Bruno Vespa su Rai 1 e ha ribadito la posizione che lui definisce “inflessibile” dell’esecutivo. “Non è un problema legale“, ha detto, “perché una battaglia legale ci vedrebbe tutti perdenti. Ove mai fosse giudiziaria, sarebbe quella del secolo. Non si può consentire che si vada via senza rispettare gli obblighi contrattuali”. E alla domanda se per “lo Stato italiano ci sono gli strumenti giuridici per una eventuale battaglia legale”, ha replicato: “Assolutamente sì”. Solo ieri sera Conte ha dato 48 ore di tempo a Mittal perché si presenti con una soluzione. La tensione rimane molto alta a livello politico: in mattinata il premier ha chiesto un colloquio al Capo dello stato e nel primo pomeriggio il ministro Stefano Patuanelli ha riferito alla Camera ed è stato contestato dal Carroccio.

Il premier, intervenendo su Rai 1, si è rivolto alle altre forze politiche con un vero e proprio appello: “Lancio un appello, qui non ci sono governi attuali e precedenti, qui non c’è la maggioranza o l’opposizione, per una volta non ci dividiamo, marciamo coesi verso il salvataggio di questo polo industriale”. Ma si sta ipotizzando anche una “nazionalizzazione” dell’ex Ilva, ha chiesto Vespa? “Stiamo già valutando tutte le possibili alternative, ma ora non ha senso parlarne. Aspetto una proposta dal signor Mittal e vorrei incontrarlo nelle prossime ore”. Mentre Conte registrava la puntata di “Porta a porta”, Luigi Di Maio è intervenuto su Facebook e ha attaccato il Carroccio: “I sovranisti sono col Paese o fanno i camerieri delle multinazionali? Dal Carroccio una resa senza condizioni”.

Conte, sempre su Rai 1, ha ribadito, come già detto ieri notte ai giornalisti, che il problema non è l’immunità penale per l’azienda tolta dal Parlamento nelle scorse settimane: “Lo scudo penale lo abbiamo messo sul tavolo” con ArcelorMittal “come primo argomento di conversazione” e dicendo che “lo introduciamo ad horas“. E ha garantito che, su questo punto, a differenza di quanto scritto nei retroscena sui quotidiani, “il governo è compatto“. “Non è un problema, è un falso problema. Se è questo lo risolviamo in poche ore. In sede di banco di gara questo problema” dello scudo penale “non c’è, non c’è alcun riferimento ad alcuno scudo penale. Nel contratto non c’è, l’ho tradotto al signor Mittal, chi dice il contrario dice il falso”. Il problema, ha detto ancora Conte, “è che il piano industriale non è sostenibile economicamente. E’ chiaro che un’impresa se ne può accorgere dopo, ma qui si tratta di una crisi aziendale non comune, qui c’è stata una gara pubblica, vinta da Mittal facendo fuori altri concorrenti, sulla base di un piano industriale e un piano ambientale. Hanno assunto un impegno contrattuale, quando hanno espletato la gara hanno avuto la possibilità di acquisire tutte le informazioni possibile, oggi non ci possono dire questo piano non è sostenibile“.

Quindi il premier ha concluso dando garanzie sul fatto che, in attesa di vedere Mittal, l’esecutivo sta cercando soluzioni alternative. “Stiamo predisponendo meccanismi di tutela molto urgenti, anche giudiziari, siamo 24 ore su 24 sul tavolo a studiare le soluzioni anche alternative”, ha detto. “Confido che il presidente Mittal, al quale regalerò una copia del mio libro ‘Impresa responsabile’, possa comprendere che non si può a distanza di poco tempo disattendere gli impegni. Siamo disponibili ad aprire un tavolo”. Dopo aver registrato la puntata di “Porta a porta”, Conte è tornato a Palazzo Chigi per il tavolo con le istituzioni e le parti sociali sempre sulla situazione dell’ex Ilva.

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