Quarantotto giorni di sonno filato. Questo è quello che è capitato alla 17enne colombiana Sharik Tovar, affetta dalla sindrome Kleine-Levin. Una patologia neurologica che altera l’equilibrio tra veglia e sonno, ribattezzata anche sindrome della Bella Addormentata. Secondo quanto riporta il sito LiveScience la ragazza soffre di questo disturbo da quando ha due anni, mentre sua madre, durante gli episodi di sonno prolungati per giorni, l’ha nutrita infilandole in bocca attraverso un biberon del cibo liquido. Dopo aver dormito per quasi due mesi di fila, la Tovar non sarebbe riuscita nemmeno a riconoscere la madre ma poi nei giorni successivi la sua memoria per i ricordi della propria vita precedente sarebbe tornata alla normalità.

Diverse riviste scientifiche spiegano che la sindrome Kleine-Levin colpisce soprattutto maschi adolescenti, nell’ordine di un caso su un milione, e che i sintomi potrebbero derivare da una disfunzione dell’ipotalamo, quell’area del cervello che regola le funzioni di base come il sonno e l’appetito, anche se la causa rimane ancora sconosciuta. Nella casistica sono state registrati diversi stati di alterazione non solo nel binomio sonno/veglia. Quando una persona affetta da Kleine-Levin è sveglia può sentirsi spesso confusa e disorientata, mostrando una totale mancanza di energia ed emozione. Molti pazienti parlano di episodi di “sfocatura” della vista e di rumori e luci che sembrano improvvisamente travolgerli. In alcuni esperimenti medico-sanitari di cura proprio durante gli episodi di sonnolenza più acuti sono stati somministrate anfetamine. Mentre le cure più “classiche” ricorrono al litio e a farmaci antiepilettici per ridurre la frequenza delle “crisi” di sonno.

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