I 5 stelle chiedono (di nuovo) di interrompere l’erogazione di fondi pubblici a Radio Radicale. Nella bozza della legge di Bilancio è infatti spuntato un finanziamento di 8 milioni di euro per tre anni all’emittente e il M5s, con Luigi Di Maio in testa, vuole che venga bloccato. “Quei soldi diamoli ai terremotati”, ha detto il ministro degli Esteri parlando con i cronisti in Senato. E poco dopo sul Blog delle Stelle è partita la campagna: “Diteci voi come utilizzereste quei fondi”. Sul tema gli alleati di governo del Pd pensano il contrario: “Radio Radicale è viva”, ha replicato su Twitter il capogruppo Andrea Marcucci. “Il M5s, che voleva chiuderla, ha già perso. Il ministro Di Maio se ne faccia una ragione”.

Radio Radicale era finita al centro del dibattito politico solo a giugno scorso, quando, dopo giorni di polemiche, il Parlamento ha approvato una mozione Lega-M5s che rinnova per altri tre anni la convenzione per la digitalizzazione e la messa in sicurezza dell’archivio. Tra le varie proposte avanzate c’era stata anche quella di fare in modo che fosse la Rai ad acquistare l’archivio o che proprio l’azienda pubblica si facesse carico dell’assunzione dei dipendenti di Radio Radicale. L’ex sottosegretario all’Editoria M5s Vito Crimi aveva motivato la richiesta di interrompere l’erogazione dei fondi pubblici, partendo dal fatto che “il 25% dell’azionariato di Centro di Produzione Spa a cui fa capo la radio sia della Lillo spa di proprietà della famiglia Podini”. Si tratta infatti di una holding basata a Gricignano d’Aversa che lavora nel campo della grande distribuzione alimentare con i discount Md, che le fruttano un fatturato di oltre 2 miliardi di euro, e nell’information technology con Dedagroup. Sempre Crimi aveva elencato tutti i vari azionisti, così come compaiono sul sito di Radio Radicale: “Sono soci della Centro di Produzione Spa l’Associazione politica Lista Marco Pannella (62,85%), la Dott.ssa Cecilia Maria Angioletti (6,00%), la Sequenza Spa del gruppo Podini (25%). La Centro di Produzione Spa detiene azioni proprie per il 6,15%”. Il consiglio di amministrazione è composto da Cecilia Maria Angioletti (Presidente e legale rappresentante), da Paolo Chiarelli (Amministratore Delegato) e dai consiglieri Maurizio Turco, Marco Podini, Maria Luisa Podini, Deborah Cianfanelli, Carlo Pontesilli e Giuseppe Rossodivita”.

Oggi Crimi, ora viceministro dell’Interno, è intervenuto per chiedere che piuttosto i fondi siano destinati alla forze dell’ordine: “Quattro milioni per le nostre forze dell’ordine, per i Vigili del Fuoco, per chi lavora per garantire ogni giorno la sicurezza dei cittadini a rischio della propria vita. Altro che regalarli ad una radio privata di partito che ne ha già incassati oltre 300 senza gara!”.

Le divisioni sul tema però non sono solo tra 5 stelle e Pd. E non tutti nel gruppo M5s condividono la linea della chiusura. “Non condivido l’attacco a Radio Radicale”, ha detto la deputata M5s Doriana Sarli all’agenzia Adnkronos. “Per me fa un servizio ai cittadini e forse sarà che non sono giovane come tanti miei colleghi, ma per la mia generazione è stata fondamentale per seguire politica e attualità. Comunque io sono per trovare soluzioni quanto più sostenibili possibile per farle continuare il lavoro”. Completamente opposta la posizione ufficiale del Movimento: “Qualcuno in legge di bilancio ha riproposto”, si legge sul Blog delle Stelle, “per l’ennesima volta, di finanziare Radio Radicale con milioni di euro delle tasse degli italiani: 8 milioni all’anno per tre anni. Sono 24 milioni di euro. Altri 24 milioni di euro di soldi pubblici a una radio privata, che negli anni si è già presa 250 milioni di euro di soldi delle tasche dei cittadini. Tutti i partiti sono compatti su questo tema” ma “in Parlamento faremo di tutto per bloccare questa porcata. Non abbiamo i numeri per bloccarla da soli? Bene, nella vita ci sono battaglie che dobbiamo essere orgogliosi di perdere. E che dobbiamo invece vergognarci di non combattere. Quindi noi questa battaglia la combattiamo. Fino in fondo”.

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