L’aula del Senato ha approvato con 138 voti favorevoli, 45 contrari e 57 astenuti la mozione di maggioranza su Radio Radicale. Hanno votato sì solo M5s e Lega, mentre il Pd ha votato contro e Forza Italia, FdI e Sel si sono astenuti, ritenendo il provvedimento della maggioranza insufficiente a salvare l’emittente. “Non è possibile ad oggi procedere con un rinnovo in assenza di una legge”, ha detto in Aula il sottosegretario M5s Vito Crimi. “L’impegno è che si farà nel più breve tempo possibile una legge in ambito parlamentare. Voglio rappresentare un dato oggettivo: nell’anno 2019 Centro Produzioni Spa ha ricevuto un intervento pubblico pari 9 milioni di euro a fronte dei 12 milioni percepiti negli anni precedenti quindi non accetto l’accusa che quest’anno si sta affamando Radio radicale”.

Il provvedimento che ha ricevuto il via libera prevede una convenzione triennale per “concludere l’attività di digitalizzazione e messa in sicurezza degli archivi” e la copertura è “esclusivamente” per il costo del personale necessario “allo svolgimento di detta attività”. Il documento chiede inoltre “una normativa” sul “servizio radiofonico e multimediale” per “informazione e comunicazione istituzionale”, con assegnazione tramite gara. Inoltre si chiede anche di disciplinare “il periodo transitorio in attesa” della gara e di “l’abolizione del divieto di ampliamento della rete radiofonica dedicata ai lavori parlamentari da parte del concessionario del servizio pubblico”.

La mozione riconosce anche l’importanza dell’emittente: “Radio Radicale è un’emittente storica, che trasmette e pubblica online ogni giorno le dirette dei lavori parlamentari” e il suo archivio è “un patrimonio inestimabile per la storia d’Italia degli ultimi decenni con oltre 540.000 registrazioni“. E pure: “E’ un servizio di pubblica utilità relativo alla trasmissione delle sedute parlamentari” e si sottolinea tuttavia che l’iniziale “regime transitorio sia diventato, nel corso dei decenni, un regime permanente, nonostante la nascita nel 1998 del canale radiofonico Rai Gr Parlamento“. “Pur non rientrando nell’ambito della Convenzione, – prosegue il documento – Radio Radicale ha sempre garantito copertura ai principali eventi di attualità politica e istituzionale, documentando l’attività dei Consigli comunali, della Corte dei conti, del Consiglio superiore della magistratura, del Parlamento europeo, nonché ai congressi, festival ed assemblee di partiti politici, ai convegni organizzati da associazioni del mondo del lavoro e dell’impresa, a manifestazioni o conferenze stampa di particolare interesse, a dibattiti e alle presentazioni di libri”. Lega e M5s precisano inoltre che fino alla data del 21 maggio 2019, “Radio Radicale ha goduto di un corrispettivo pari a 10 milioni di euro annui sulla base di una convenzione stipulata con il ministero dello Sviluppo economico per l’attività di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari”.

La soluzione trovata dalla maggioranza è stata attaccata dalle opposizioni. Per Forza Italia “non significa salvare ma espropriare l’archivio perché la storia non si ferma oggi. Rivolgiamo quindi un accorato appello al sottosegretario Crimi: si illumini come San Paolo sulla via di Damasco, cambi idea, non è disonorevole farlo, così potrà allontanare da sé il sospetto di chiudere la bocca a qualcuno che gli è scomodo, magari a vantaggio esclusivo della macchina goebbelsiana della piattaforma Rousseau. Auspichiamo, inoltre, che alla Camera dove è in corso l’esame di un emendamento al decreto Crescita si trovi una soluzione nella direzione per cui noi di Forza Italia ci battiamo”. Contrario anche il Partito democratico che parla di “una mozione liberticida di Lega e M5s capace di rendere più flebile la speranza di salvare Radio Radicale”, ha detto il capogruppo a Palazzo Madama Andrea Marcucci su Twitter. “Questo è un governo che odia la libertà di informazione perché è abituato a raccogliere il consenso con le fake news. E’ la vittoria del gerarca minore, ovvero Vito Crimi”.