“Quei pezzi di merda”. Un nuovo film di Martin Scorsese. Trama: alcuni misteriosi individui comunicano con una giuria attraverso degli auricolari. Chi siano di preciso non si sa: i nomi non sono stati fatti, la loro identità resta oscura. Qualcuno potrebbe chiamarli autori. Cosa dicano è un altro grande mistero: qualcuno potrebbe pensare che diano suggerimenti alla sopra citata giuria su quali sono i personaggi da eliminare durante uno show televisivo.

Detta così non sembra malaccio. Magari uno si immagina scene alla Joker, con i concorrenti di un non ben specificato programma tv eliminati fisicamente. Uno scritto di Stephen King. Un film di Quentin Tarantino. In realtà “quei pezzi di merda” sono parole di Mika che così ha definito ‘le vocine’ che, attraverso degli auricolari, parlano con i giudici durante i live di XFactor: “Non ascoltateli”, ha detto a Malika, Mara Maionchi, Samuel e Sfera Ebbasta. È stata la vera ‘bomba’ della serata, questa dichiarazione. Eppure, qualche sospetto sul fatto che le giurie dei talent non facessero proprio tutto da sole lo avevamo (magari non tutti i giudici usano auricolari o suggerimenti, va da sé). E anzi, è una cosa del tutto normale: la televisione va così. È show, spettacolo, intrattenimento. Finzione. E la finzione ha regole precise. Lasciare troppo spazio alla verità rischierebbe di rendere noiose certe narrazioni televisive. E poi, magari Mika nemmeno si riferiva a quelli che di solito vengono chiamati autori. Magari parlava di spie. O di spiritelli. Chi lo sa.

Una cosa è sicura. XFactor, prima puntata dei live 2019: 736.000 spettatori con il 3.5%. Prima puntata dei live 2018: 1.160.000 spettatori con il 5.3%. La metà. Ahia. Che i signori ‘nascosti nelle orecchie dei giudici’ abbiano finito le idee? Non necessariamente. Perché “quei pezzi di merda” potrebbero anche essere le persone più creative del mondo ma non hanno alcuna chance di rianimare un morto. Quando uno è in fin di vita, si capisce, la creatività serve a poco. E così stanno le cose per il format di SkyUno.

Non vale la pena fare un discorso sulla giuria: Mara è sempre Mara, la si ama, Malika ha classe e competenza, Samuel (ci) piace, Sfera Ebbasta è meno peggio di come pensavamo. E Alessandro Cattelan è davvero uno dei migliori conduttori in circolazione. Se non il più bravo. Ma tutto questo non ha alcuna importanza. Potrebbero provare altre 20 diverse combinazioni di giuria, conduttore, cantanti in gara: non cambierebbe niente. Il format ha essenzialmente rotto le pa***. Forse esistono modi più raffinati per dirlo, ma sarebbero meno efficaci. E ha rotto le pa*** per diversi motivi. La sua ‘vocazione’, ovvero quella di trovare nuovi talenti nel campo musicale, non ha più (da tempo) ragione di esistere. Da quando quella che prima veniva chiamata “scena indie” ha preso il sopravvento nel ‘grande mercato del pop’, fatto di radio e live, sono fin troppi i cantautori che si offrono al pubblico. Vero che ‘uno più o uno meno’ non cambia molto. Tanto nella lunga marcia del successo duraturo solo alcuni arrivano al traguardo senza barare, con una giusta preparazione atletica e il talento necessario. Purtroppo però, di sapere cosa farà chi vince alla fine dello show non frega nulla a nessuno. Se non alla discografica che dovrà lavorare sul cantante, pregando il Dio Shiva d’aver tra le mani il nuovo Mengoni. E l’apparecchio acustico di Shiva, ultimamente, sembra non funzionare benissimo.

Rimane lo show? No Neanche quello ha più niente da dire e a nulla valgono gli sforzi degli autori, l’impiego massiccio di risorse economiche, il conduttore più bravo della tv italiana, una giuria magari azzeccata. È tutto inutile. Il cuore ha smesso di battere. D’altronde, tutto si logora in questo triste mondo. I calzini, gli elettrodomestici, l’amore: “Questa è la mostruosità dell’amore, signora, che infinito è il volere ma limitata è la sua attuazione“. Gli ascolti potranno migliorare ma si tratta di un sussulto, un ritorno alla vita prima dell’addio definitivo. Spiace, signori di Sky. C’è da farsene una ragione. La cosa preoccupante è che Nils Hartmann, direttore delle produzioni originali di Sky, ha confermato a FqMagazine che X Factor, come da accordi internazionali, continuerà per altri tre anni. Inquietudine e sgomento. Come faranno a tirare avanti per altri tre, lunghissime, edizioni? Vediamo di proporre qualche idea:

  • Edizione 2020: non farla
  • Edizione 2021: non farla
  • Edizione 2022: non farla

Non è stato facile, ma alla fine abbiamo messo in campo grandi idee. A parte le boutade, l’augurio è che si trovi una soluzione per rianimare il format. Durante questa stagione e per le prossime. C’è tanto bisogno di bella televisione e da Sky, che ha tutte le carte in regola per farla, questo ci aspettiamo.

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