Ad aprile in Bahrain il primo test su una vettura di Formula 1, alla guida della Ferrari. Poi la prima vittoria in Formula 2 a Budapest, dopo aver trionfato lo scorso anno nella Formula 3. Mick Schumacher, 20 anni, continua a inseguire le orme del padre Michael: sogna un giorno di vincere in Rosso proprio come il 7 volte campione del mondo, ma intanto punta ad arrivare in F1: “Forse avrebbe più senso rimanere un altro anno in Formula 2 e fare un buon lavoro, ma ciò se arriva l’occasione, la prenderò”, ha detto Mick. Che in un’intervista per il podcast ufficiale della F2 ha raccontato dei “suggerimenti e trucchi” che ha ricevuto dal padre, che però “mi ha anche lasciato libero di fare errori, perché attraverso gli errori impari di più“.

Mick Schumacher aveva 13 anni quando il padre cadde sugli sci a Méribel in Francia. Da allora delle condizioni di salute dell’ex pilota tedesco non si sa praticamente nulla. A settembre Le Parisien ha svelato che, per almeno tre volte, Michael Schumacher è stato trasportato all’ospedale Georges-Pompidou di Parigi per una cura a base di cellule staminali. “È nel mio reparto, ti posso assicurare che è cosciente”, è il dialogo tra due infermieri sull’ex pilota di Benetton, Ferrari e Mercedes, riportato sempre dal quotidiano francese. Jean Todt in un’intervista a Repubblica, di inizio ottobre ha dichiarato: “Spero che un giorno potremo andare insieme a un gran premio.

Il figlio Mick nella sua intervista parla al passato quando racconta dei suggerimenti del padre. E svela anche perché all’inizio aveva deciso di non usare il suo cognome, ma quello da nubile della madre Corinna Betsch, o semplicemente ‘Junior’: “È stato davvero importante per mantenere la privacy e per poter imparare al mio passo”, ha spiegato. “Penso che sia stato qualcosa di molto positivo per me – ha aggiunto – non avere troppa attenzione da parte dei media e non avere troppe persone che mi guardavano”. Ora invece Mick vede il cognome Schumacher come “un vantaggio“.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

F1 Gp Giappone, la Ferrari in pole rovina tutto. Ma almeno una consolazione c’è

prev
Articolo Successivo

F1 Messico, pole per Verstappen ma viene penalizzato: prima fila tutta Ferrari, terzo Hamilton

next