L’offerta non è arrivata e al ministero dello Sviluppo economico la parola d’ordine è “perplessità“. E’ lo stato d’animo con cui la richiesta di proroga di almeno altre otto settimane avanzata da Fs e Atlantia è stata accolta sia dai commissari, sia del ministro Stefano Patuanelli, cui spetta la decisione definitiva. Ragion per cui per Alitalia si va verso una proroga condizionata. Secondo conseguenza: i commissari pretendono un ruolo maggiore, richiedendo di avere una “interlocuzione diretta e immediata con l’offerente”. E al Mise fanno sapere che sulla valutazione finale “peserà a questo punto la lettera di Atlantia“, ovvero la missiva del 2 ottobre, in cui la società metteva in relazione il dossier Alitalia con quello della possibile revoca della concessione.

La reazione degli uffici di via Veneto è trapelata dopo l’arrivo dell’attesa lettera dei commissari, che per giorni hanno valutato la richieste di Fs e Atlantia di avere almeno altre 8 settimane per presentare l’offerta vincolante. Nella lettera è manifesta la perplessità dei commissari che, fanno sapere fonti del Mise, viene condivisa anche dal ministro Patuanelli, dubbioso sulla mancata presentazione dell’offerta e la richiesta “giudicata distonica rispetto alla stessa richiesta di proroga precedente, in cui si chiedeva un dilazionamento al 30 ottobre“. La lettera dei commissari viene quindi letta come “il punto di non ritorno” dal Mise, che fa trapelare che “una possibile proroga sarà subordinata a condizioni”.

Che si andasse verso una nuova proroga lo suggeriva già la decisione del governo dei giorni scorsi di inserire nel decreto fiscale un nuovo prestito ponte da 350 milioni: la nuova tranche, necessaria per sei mesi per “indilazionabili esigenze gestionali”, porta a 1 miliardo e 250 milioni la liquidità totale versata in quasi due anni e mezzo dalle casse dello Stato nel serbatoio di Alitalia.

Una volta formalizzato il nuovo termine, la trattativa ripartirà necessariamente dagli “approfondimenti” chiesti sia da Fs che da Atlantia. In particolare si guarda a Delta, che si è detta pronta ad entrare nella Nuova Alitalia con 100 milioni, ma dalla quale i partner italiani si aspettano che porti il proprio impegno ad una “quota significativa“, superiore quindi all’attuale 10%. Da questo dipende anche la definizione dell’assetto azionario della newco, nella quale Fs e Atlantia avranno invece una quota di minoranza (se Delta salisse al 12-15%, avrebbero il 35-36,5%, accanto al restante 15% del Mef).

Infine va sciolto il nodo della governance e della scelta del top management. Resta invece al momento in stand by il possibile coinvolgimento di Lufthansa, che non è ancora andata oltre la sola disponibilità ad una partnership commerciale. Anche se le sigle dei piloti e degli assistenti di volo riunite nell’Fnta chiedono di “approfondire nel dettaglio le disponibilità potenziali” di entrambi i possibili partner.

Sul tavolo resta poi la definizione finale del piano industriale, con temi delicati come quello degli esuberi (ne verrebbero chiesti fino a 2.800). Sul quale nei prossimi mesi si incentrerà la trattativa sindacale. I mesi successivi alla firma serviranno anche per le necessarie autorizzazioni antitrust.

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