Per 28 anni ho vissuto nell’anonimato e tutta questa attenzione ora mi crea imbarazzo e disagio. Sono felicissima, intendiamoci, è solo che sono una persona molto umile, quindi tendo sempre a stare dietro le quinte”. Così, ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, Piera Aiello, deputata del M5s e testimone di giustizia, commenta la menzione della Bbc, che l’ha indicata come una delle cento donne fonte d’ispirazione nel mondo per il 2019. L’elenco comprende ambientaliste, scrittrici, medici, avvocate, giornaliste, scienziate, manager, vittime di malattie o di traffici schiavistici, atlete impegnate per la parità dei diritti nel mondo islamico, ma anche in quello occidentale, esponenti politiche, figure pubbliche.

Piera Aiello, che da decenni conduce attivamente la sua battaglia contro la mafia ed è la prima testimone di giustizia eletta alla Camera nella storia della nostra Repubblica, è l’unica italiana nella lista delle cento donne più influenti del mondo.
E al giornalista Gianluca Fabi racconta la sua storia: “Ho denunciato i boss della valle del Belice, perché a 18 anni ero stata costretta a sposare il figlio di un boss mafioso (Nicola Atria, ndr), altrimenti avrebbero ammazzato la mia famiglia. Per anni ho vissuto in malo modo in quel contesto. Quando hanno ucciso mio marito, ho denunciato tutti e tutto e allora mi hanno portato via. Il mio giudice è stato Paolo Borsellino, io lo chiamavo ‘zio Paolo’. Lui mi ha preso sotto la sua ala protettiva perché avevo la stessa età di sua figlia, 23 anni. E insieme a me c’era mia cognata, Rita Atria – continua – avevamo denunciato tutti ed eravamo impaurite. Lui ci ha capito e ci ha preso sotto la sua protezione. Dalla morte di Borsellino è iniziata la mia vera lotta contro la mafia e il sistema mafioso. Il suo sacrificio non deve rimanere vano. Dobbiamo portare avanti le idee di Borsellino e di Falcone, dobbiamo essere la loro voce e le loro gambe, dobbiamo combattere ancora di più. Se prima avevamo un motivo, adesso abbiamo milioni di motivi per farlo”.

La parlamentare M5s spiega la sua attività in Parlamento: “Sono in commissione Giustizia e in commissione Antimafia, ho dei colleghi fantastici, in particolare il senatore Mario Giarrusso, che è anche nel comitato dei testimoni e collaboratori di giustizia e degli imprenditori vittime di racket, comitato di cui sono presidente. Se già conoscevo il problema nella sua totalità, adesso posso approfondirlo e perciò il lavoro diventa più interessante. Ho depositato una proposta di legge ad hoc sui testimoni e collaboratori di giustizia, e un’altra sugli imprenditori vittime di racket e di usura bancaria. In commissione c’è una grande solidarietà e ci sono grandi persone che lavorano con me, non solo del M5s, ma di tutte le parti politiche“.

Piera Aiello puntualizza i cambiamenti della mafia nel tempo: “Ora la mafia non è più coppola e lupara, adesso stanno in giacca e cravatta e imbracciano un ipad o un computer. Hanno sicuramente delle sponde politiche. I mafiosi sono il braccio e senza appoggi politici non vanno da nessuna parte”.
Critico il giudizio sull’operato dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in tema di lotta alla mafia: “Ho cercato di informare Salvini su tutto e su tutti, ma non l’ho mai visto, non c’era, si preoccupava soltanto dell’immigrazione. Ogni tanto se ne usciva dicendo: ‘Sconfiggeremo la mafia’. Ma concretamente non abbiamo visto nulla. Addirittura l’abbiamo chiamato in Commissione Antimafia ma non si è mai presentato, nonostante sia stato sollecitato più di una volta. Il nuovo ministro Lamorgese non l’abbiamo ancora conosciuto, ma lo sentiremo a giorni. Ma già dai primi contatti avuti, ho capito che ha una sensibilità diversa”.

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