Ci siamo. Questa è la settimana della Leopolda. La numero 10. Lo scorso anno scrissi un post per raccontare le emozioni e le sensazioni che si provano durante i tre giorni di incontri a Firenze.
Fu una edizione da record. Moltissima partecipazione e molto calore e affetto verso Matteo Renzi. Un leader senza alcun dubbio. Un politico lungimirante, ma osteggiato più all’interno del suo partito che dagli avversari.

La bellissima canzone-poesia di Elisa e Francesco De Gregori, Quelli che restano, fece da colonna sonora di quella edizione. E in fondo nelle parole di quella stupenda canzone è scritta la storia di quello che sta accadendo e accadrà formalmente da questo venerdì. Un sentimento profondo di dispiacere per non poter fare politica tranquillamente, ma dover perdere tanto tempo ed energia per difendersi dagli attacchi costanti dei compagni di partito.

E così ci sentivamo tutti: “È che mi lasciavo trascinare in giro dalla tristezza quella che ti frega e ti prende le gambe / Che ti punta i piedi in quella direzione opposta così lontana dal presente / Ma noi siamo quelli che restano in piedi e barcollano su tacchi che ballano / E gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo le vite che sfrecciano”.

E ad un certo punto era fisiologico. Eliminare alla radice ogni fonte di discussione perenne all’interno. Una sorte di spirale involutiva triste e deprimente. Di certo non utile all’Italia e a cittadini. E quindi far volare lo spirito della Leopolda libero da preconcetti, vincoli ideologici stantii, rendite di posizione territoriali, vecchie liturgie e pessimismo cronico.

Una dimora per chi si sente amico e non nemico in casa. Questo accadeva da sempre alla tre giorni di Firenze. Persone che raggiungono il capoluogo toscano autonomamente. Non c’è alcuna organizzazione nel portare i partecipanti. Tanti cittadini di diverse città che in questi anni hanno stretto vere amicizie e condiviso idee grazie alla Leopolda.

“Si sentono da sempre a casa. Si sentono rappresentanti, capiti e ascoltati. Si sentono uniti e parlano la stessa lingua”. Così già scrivevo lo scorso anno. Mai incontri politici hanno avuto e hanno lo stesso entusiasmo e costanza. La voglia di discutere di problematiche, di temi e la possibilità di approfondirli con i propri parlamentari, ministri ed esperti delle varie materie. La voglia di farlo con il sorriso, senza mai doversi prendere troppo sul serio. La voglia di esprimersi e confrontarsi senza preclusioni.

Quest’anno ancora di più di prima. Un percorso naturale e condiviso. Dalla Leopolda e dai suoi partecipanti verrà scelto il simbolo del nuovo partito.

Italia Viva è proprio questo. Tantissime persone che si mettono a disposizione senza chiedere nulla in cambio. Tanti volontari che impegnano il proprio tempo a favore di un progetto per il futuro. Tanti cittadini che sono protagonisti non virtualmente delle scelte politiche del proprio partito. Questo il forte sentimento che accomuna i tanti partecipanti alla tre giorni fiorentina. Accesso libero a tutti coloro che hanno a cuore la politica e le sorti dell’Italia nei prossimi anni. Tutto alla luce del sole.

Lo scorso anno scrissi questa conclusione un pochino “profetica”: “Chi all’interno del Pd continua a non capirlo e pensa solo a qualche minuto di notorietà per sparare su quello che dovrebbe essere il proprio compagno di squadra prima o poi dovrà comprenderlo. Perché è sempre più chiaro: il popolo della Leopolda è sempre più vivo”. Il nome del nuovo partito era già scritto. E per concludere ancora una volte le parole della canzone di Elisa e De Gregori:

“Avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici / Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni / Quelli che di notte luci spente e finestre chiuse non se ne vanno da sotto i portoni / Quelli che anche voi chissà quante volte ci avete preso per dei coglioni / Ma quanto siete stanchi e senza neanche una voglia / Siamo noi quei pazzi che venite a cercare”.

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