Chiacchierare con Gigi D’Alessio è come salire sulle montagne russe dell’ironia, della riflessione, della malinconia, ma anche del talento e dell’amore per il proprio lavoro. Con “Noi Due”, il nuovo album in uscita il 18 ottobre, non solo il cantautore partenopeo duetta con Fiorella Mannoia per il nuovo singolo “L’ammore”, ma anche con Giusy Ferreri, Emis Killa e Luchè, oltre al brano estivo “Quanto amore si dà” con Guè Pequeno. C’è anche una nuova versione di “Non dirgli mai” con la London Symphony Orchestra per festeggiare i 20 anni del brano. Tre nuovi appuntamenti Live con “Figli di un re minore”, insieme a Nino D’Angelo (26 dicembre Napoli, il 20 gennaio a Milano e a Roma il 24 gennaio) e dal 29 novembre per tre settimane su Rai Uno con Vanessa Incontrada, in onda con “Vent’anni che siamo italiani”.

“Oggi è il mio primo giorno di vita, oggi sono rinato. Questo disco è nato con me – racconta Gigi -. ‘Noi due’ è bellissimo, e non perché come diceva Pino ‘Ogni scarrafone è bello a mamma soja..’. Meno male che ci sono tanti gusti musicali oggi e non tutti fanno la stessa cosa. Non si possono pretendere plebisciti. Io ho subito una serie di pregiudizi negli anni, solo perché ero napoletano e non ci stava niente da fare. Se sei un cantautore e nasci in qualsiasi città d’Italia da Roma in giù, vieni subito ghettizzato. Esiste il mondo neo-melodico, ma non si può fare tutta l’erba un fascio. I pregiudizi portavano a credere che il napoletano fosse una lingua a parte, però la più bella canzone di Lucio Dalla, ad esempio è ‘Caruso’. Una contraddizione. Io che sono napoletano mi sento fortunato, non sfigato. Se sono passati vent’anni da ‘Non dirgli mai’, presentato a Sanremo, e 27 anni dal primo album in napoletano, vuol dire che qualcosa ho fatto. Per affrontare e superare le cattiverie che ho subito, ho fatto leva sulla mia forza interiore che mi diceva di non mollare mai. Nei momenti difficili mi chiedevo ‘perché questi parlano senza aver ascoltato il mio disco?’, poi ognuno di noi ha proprio gusto per carità, ma c’è stato chi prendeva il mio album e lo metteva subito nella ‘munnezza’. La musica è bella perché è per tutti. Ho girato undici volte il mondo e non sono andato a cantare alla pizzeria ‘Bella Napoli’, ma nei teatri più belli del mondo, sono arrivato fino in Cina e Giappone, dove il pubblico aveva gli occhi a mandorla e non c’erano italiani. Ho venduto 26 milioni di dischi. Oggi sto vincendo delle sfide, proprio come quella con Fiorella Mannoia e il nostro duetto insieme. Avevo letto in una sua intervista che lei cantava canzoni di grandi autori e se io le avessi proposto una canzone l’avrebbe cantata. Sono andato da lei, si è commossa e l’abbiamo cantata assieme”.

Un percorso professionale che nasce da tanto studio e da tanta gavetta. “Ma non è che ci siamo svegliati la mattina perché avevamo voglia di cantare, – continua Gigi – ho studiato Conservatorio. Oggi si fa tutto sul Web: è un po’ come andare all’Ikea, si comprano gli strumenti e si compongono canzoni. In questo disco, ho scritto tutti i brani e li ho rivestiti con sonorità moderne. Una playlist completa. Perché ho pensato: c’è chi va forte in Spotify o chi va forte in radio non dall’altra parte, ci sono canzoni che vado bene in tv, ma non in radio. Quando ho creato il disco ho fatto anche questi discorsi tra me e me, perché l’album può diventare noioso ad ascoltarlo, mentre se ha diverse sonorità può diventare piacevole. Non bisogna pensare solo musica, ma anche all’abbigliamento”.

Tra i brani c’è “La Milano da bere” in duetto con Emis Killa. Una fotografia cristallina del capoluogo lombardo con ragazzi e ragazze che si trasferiscono per sfondare. “Milano è l’unica città europea in Italia – racconta Gigi -. Fortunatamente non c’è bisogno di andare in America. E’ innegabile che sia una bella città, perfetta, dove tutto funziona, mentre nella Capitale, a Roma, non funziona niente. Ormai le case discografiche sono tutte qui, il mio nuovo programma doveva farsi alla Rai di Roma e invece lo faremo a Milano. Chi sta male, sta bene a Milano mentre giù al Sud chi sta male, sta proprio male. Il mio era un complimento fatto questa città, che si è gestita bene ed è una meta importante per chi cerca lavoro”. Però è anche vero che nel brano si parla anche di donne che cercano l’uomo importante per far carriera, forse una situazione più comune anche altrove. “E’ vero – interviene con ironia l’artista – però l’uomo importante sta solo a Milano, eh”.

Gigi si prepara sia per il tour con Nino D’Angelo, dopo Napoli i concerti all’Arena Flegrea di Napoli a settembre (“per ora tre date, a grande richiesta, ma potrebbero essercene altre”), ma soprattutto per il grande show con Vanessa Incontrada “Vent’anni che siamo italiani”. “Tre puntate in cui saranno tanti ospiti – anticipa Gigi – anche per presentare parte di queste canzoni del disco con una orchestra dal vivo. Noi nasciamo prima napoletani e poi italiani. Il programma con Vanessa si intitola così perché sono vent’anni che canto in italiano e lei vive da vent’anni in Italia. Non ci si può staccare dalla propria ombra, dalle nostre radici. Siamo fortunati a fare questo lavoro. Il lavoro vero è chi va in fabbrica e si sveglia alle 6 del mattino o il laureato che fa il cameriere, mentre a noi ci pagano per far divertire. Sarà un racconto, questo show, una specie di serie televisiva in tre puntate, in cui le storie devono collimare con le canzoni. Gli artisti rapper di solito non fanno tv, più facile che vengano Fiorella Mannoia o Gianni Morandi. Ma ci stiamo lavorando”. E per un eventuale bis a “The Voice Of Italy”? “Mi hanno detto che se si rifarà la prima poltrona confermata sarà la mia. Sanremo? E’ un Festival importantissimo, ma in questo momento oggi non c’è nella mia testa di parteciparvi. Ho un sacco di cose da fare tra tv e musica. Però però il 70esimo compleanno manderò al Festival un bel fascio di fiori”.

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