Stesse garanzie del lavoro subordinato per i ciclofattorini impiegati in maniera continuativa e una serie di tutele, tra cui il divieto di cottimo, paga minima oraria legata al contratto nazionale, salute, sicurezza e tutele previdenziali, per chi svolge l’attività occasionalmente. “La maggioranza – ha annunciato la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo – ha trovato l’accordo sui rider e sono molto soddisfatta perché finalmente anche questi lavoratori avranno maggiori diritti e tutele”. Il via libera del governo è arrivato dopo che giovedì, in Senato, si è raggiunta un’intesa su un emendamento al dl Crisi. “Il principale obiettivo di questo intervento è stimolare, anche in tale settore, la contrattazione collettiva che avrà il compito di regolare in concreto la figura dei rider”, conclude Catalfo.

Quindi ci sarà un doppio binario: per i ciclofattorini impiegati in maniera continuativa sono previste le tutele del lavoro subordinato mentre per coloro che lavorano in maniera occasionale e discontinua c’è un pacchetto minimo di diritti inderogabili. I rider, si legge nell’emendamento, “non possono essere retribuiti in base alle consegne effettuate” e “deve essere garantito un compenso minimo orario parametrato ai minimi tabellari stabiliti da contratti collettivi nazionali di settori affini o equivalenti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale”. Inoltre, “deve essere garantita un’indennità integrativa non inferiore al 10% per il lavoro svolto di notte, durante le festività o in condizioni meteorologiche sfavorevoli“.

Catalfo è così riuscita a ottenere il suo obiettivo: puntare in direzione di un contratto collettivo che stabilisca la retribuzione dei lavoratori. Nello specifico, spiega il presidente dei senatori di Italia Viva, Davide Faraone, “imprese e sindacati hanno 12 mesi di tempo per accordarsi su garanzie economiche e altre tutele, come malattia, infortuni e previdenza. Se non trovano l’intesa, allora scatterebbe il lavoro subordinato. L’obiettivo è spingere le parti ad accordarsi su quello che sarebbe un nuovo format diverso dal co.co.co, una tipologia distinta, ma che allo stesso tempo preserva l’impostazione di lavoro autonomo“.

Durante un intervento video in occasione di un convegno a Bologna, a fine settembre, la ministra Catalfo aveva infatti spiegato che era allo studio una “modifica per assicurare le tutele della subordinazione a chi svolge stabilmente” l’attività di ciclofattorino “in modo continuativo” e “per garantire a tutti gli altri un nucleo minimo inderogabile di tutele, tra cui una retribuzione dignitosa collegata ai contratti collettivi”. Una strada perseguita nonostante tra i ciclofattorini vi sia anche una minoranza che si dice favorevole al lavoro a cottimo, da loro considerato più remunerativo.

Esultano anche i renziani, appunto, con Faraone: “Sono molto soddisfatto – ha dichiarato – non era semplice perché la proposta del precedente governo non ci piaceva per nulla. Fosse passata quell’impostazione non si sarebbero avute più tutele e più garanzie economiche per i lavoratori, ma semplicemente niente più lavoro e le aziende sarebbero letteralmente scappate”. Il senatore ha rivendicato il successo come conseguenza di un emendamento previsto nel Jobs Act: “Non bisogna aver paura dell’innovazione, anche nel settore del lavoro, ma occorre accompagnare il cambiamento garantendo i lavoratori e le imprese”, ha sostenuto Faraone.

“È certamente un passo avanti rispetto al vecchio Dl e apprezziamo la volontà del ministro Catalfo di riprendere in mano un dossier che sembrava chiuso. Resta da capire, e su questo siamo ben più scettici di prima, se poi il pacchetto di misure sarà efficace e se davvero sarà in grado di estendere diritti e tutele”, commenta Riders Union Bologna. Uno scetticismo, proseguono parlando con l’Adnkronos, alimentato dal fatto che servirebbe, ribadiscono, “una stretta vigorosa al lavoro occasionale che rischia di diventare lo sfogatoio di tutte le imprese: senza stretta le aziende si riorganizzeranno per far sì che i lavoratori continuativi di fatto non esistano più, solo collaborazioni”.

Il gruppo di rider che nei giorni scorsi si è opposto alla prima versione del decreto manifesta invece ulteriore e crescente preoccupazione. In una nota, in cui si fa presente come la petizione promossa abbia avuto 800 firme, il portavoce della protesta, Nicolò Montesi, sostiene che l’emendamento “è insensato e pericoloso, perché obbliga le piattaforme a trovare un accordo coi sindacati tradizionali, ma i rider iscritti ai sindacati si contano sulle dita di una mano e il motivo è semplice: siamo lavoratori autonomi e quello che propongono i sindacati è lontano anni luce da quello che interessa a noi”. Insomma, prosegue, “non capiamo perché il governo dia potere di trattare con le piattaforme a sindacati che non rappresentano nessuno e non invece a noi stessi, che facciamo questo lavoro e sappiamo di cosa abbiamo davvero bisogno”. Per questo, Montesi torna a chiedere “un incontro urgente al ministro Catalfo per arrivare a una soluzione condivisa”.

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