Un “no” pieno, e ribadito a gran voce. Non solo all’eutanasia, ma a “qualsiasi forma di suicidio assistito“. Così il vicepresidente della Conferenza episcopale italiano, monsignor Mario Meini, in apertura dell’assemblea ha commentato la discussione sollevata dal caso DjFabo-Cappato che domani arriverà (di nuovo) davanti alla Corte Costituzionale, a quasi un anno dalla volta precedente. La Consulta aveva infatti dato 11 mesi di tempo al Parlamento per legiferare, e normare quindi il fine vita, ma il testo base al momento non esiste. Scaduti i termini quindi, la Corte dovrà pronunciarsi in merito alla costituzionalità dell’articolo 580 del codice penale che punisce l’aiuto o l’istigazione al suicidio.

“Nella contingenza del presente, la centralità della persona per noi si traduce anche nell’impegno a unire la nostra voce a quella di tanti – a partire dalle associazioni laicali – per dire la contrarietà al tentativo di introdurre nell’ordinamento pratiche eutanasiche“, ha sottolineato il vicepresidente, nel discorso che introduce i valori della Cei, parlando a nome di tutti i cardinali e dei vescovi. “È difficile non essere profondamente preoccupati rispetto alla possibilità di ammettere il suicidio assistito, promosso come un diritto da assicurare e come un’espressione della libertà del singolo”, ha continuato, evidenziando che, anche se “ammantate di pietà e di compassione”, sono comunque “scelte egoistiche, che finiscono per privilegiare i forti e far sentire il malato come un peso inutile e gravoso per la collettività”.

“Con le parole pronunciate solo tre giorni fa da Papa Francesco – ha aggiunto il vescovo di Fiesole -, ribadiamo che ‘si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia’”.

Pochi giorni fa anche Papa Francesco aveva toccato l’argomento, durante un incontro con la federazione dei chirurghi, ribadendo quanto sostenuto in diverse occasioni. Per Bergoglio, il fine vita non è una scelta di libertà, infatti, ma una “strada sbrigativa” che presuppone una considerazione del malato come “scarto” o una dimostrazione di “falsa compassione”. Una posizione, quella della Chiesa, che nell’ultimo periodo ha portato la stessa Cei a fare pressione sulle Camere proprio per bloccare lo smantellamento del reato di aiuto al suicidio, con una legge opposta, che lo rafforzi. Il presidente della conferenza dei vescovi italiani, Gualtiero Bassetti, aveva denunciato la mancanza di responsabilità dimostrata dal Parlamento, che “si è limitato a presentare alcune proposte di legge, senza pervenire né a un testo condiviso, né ad affrontare in modo serio il dibattito”.

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