Popolo di navigatori, carpentieri e camalli, i liguri sono abituati a vivere col vento in faccia, ma ora che rappresentano la regione più vecchia d’Europa e che il clima si è incattivito – lo “tsunami” del 2018 ha fatto danni per 200 milioni – anche il vento comincia a diventare un problema. Specie a Savona.

Il punto più panoramico della città è l’ospedale S. Paolo. Posto su un colle che corre verso il mare, offre ai suoi pazienti albe e tramonti leopardiani che possono far scordare, per qualche minuto, la catena delle terapie, il pollo col purè e la noia in pantofole tra una visita e l’altra; ma questa location fantastica è anche il punto più ventoso di Savona.

“Ci sono giorni in cui la gente che scende dalle ambulanze per andare a fare la tac o la radioterapia deve tenersi per non cascar per terra – dice Giampiero Storti, ex-membro della direzione generale dell’ospedale e co-fondatore del comitato “Amici del S. Paolo”. I mezzi della Croce Rossa si imbottigliano in una specie di ‘corridoio del vento’ fra gli edifici destinati alla radioterapia e a vari tipi di esami, e dato che non c’è una pensilina sono costretti a scaricare i pazienti, spesso anziani, nella bufera o sotto la pioggia, col risultato che la gente rischia di ammalarsi già nel viaggio di andata e ritorno dall’ospedale”.

Ivana Ottonello, un’utente che ha una madre anziana e conosce bene l’ospedale, racconta di aver visto spesso pazienti in barella o su sedie a rotelle sferzati dal vento o sotto la pioggia: “Un dirigente della Croce Rossa mi dice che segnalano il problema da alcuni anni. Inizialmente c’era una specie di tunnel dove le ambulanze sostavano al coperto e ripartivano. Adesso restano imbottigliate nel ‘corridoio del vento’ e, più si allunga la coda, più si allunga la distanza da percorrere sotto la bufera”.

“Ho segnalato formalmente questa situazione al direttore generale della Asl 2 che mi ha promesso un incontro – aggiunge Giampiero Storti. La regione ha strombazzato che spenderà milioni di euro per i condizionatori (la gente muore di caldo) e per altre migliorie e ha sicuramente i mezzi per affrontare anche questa criticità che anche un medico mi segnala vergognandosi, dice, sia come cittadino che come essere umano”. Il corridoio del vento è in realtà solo un dettaglio di un contesto abbastanza disastrato.

“Possiamo parlare di un vero e proprio fallimento della sanità ligure – dice il consigliere regionale Pd Mauro Righello – in dieci anni, in Liguria abbiamo perso 1,7mila unità di personale medico e paramedico, di cui l’80% negli ultimi quattro anni. Questo comporta, oltre al disagio per i cittadini, liste di attesa lunghissime e fughe di pazienti fuori regione, cosa che ci è costata 65 milioni di euro”.

“Oggi non solo gli ospedali del Savonese sono al collasso (con ambulatori chiusi durante le ferie come è accaduto a Cairo Montenotte) – continua Righello -, lo sono anche i servizi territoriali, come la rete dei consultori, che vive solo grazie alla volontà degli operatori o come i centri di salute mentale o il servizio per diabetici. Perché non hanno fatto assunzioni? A Pietra Ligure mancano 11 primari!”

“La giunta Toti ha puntato tutto su un modello di privatizzazione di tipo ‘lombardo’, cercando di privatizzare sia l’ospedale di Albenga che di Cairo Montenotte. Un pasticcio procedurale e il successivo (vincente) ricorso al Tar di chi è stato escluso ha bloccato tutto. Io non faccio un’obiezione ideologica alla privatizzazione ma deve essere di supporto alla sanità pubblica, non sostituirla! Ho fatto appello affinché l’assessore Viale e l’intera giunta regionale prendano atto di questo fallimento, ma non ho avuto riscontro”, dice Righello.

Anche io come cronista debbo riconoscere un fallimento: ho cercato al telefono il commissario responsabile straordinario della Asl 2 (da cui dipende il S. Paolo), il dottor Paolo Cavagnaro per registrare la sua opinione, ma non ho ho avuto l’onore di essere richiamato. Il vento, talora, disturba anche le linee.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Stranieri in Italia, 5,2 milioni i residenti regolari. Romania e Cina le provenienze con i maggiori incrementi negli ultimi 8 anni

prev
Articolo Successivo

Doppio cognome ai figli, una battaglia giusta (ma non essenziale)

next