Va verso l’archiviazione, anche se la famiglia si opporrà, l’inchiesta per omicidio volontario aperta dalla procura di Milano per la morte di Imane Fadil, la modella marocchina teste nei processi Ruby, spirata a marzo mentre era ricoverata alla clinica Humanitas di Rozzano. Uccisa sì, ma dalla aplasia midollare che può essere congenita o acquisita a seguito di esposizione a sostanze agenti chimici, radiazioni ionizzanti o virus.

La consulenza medico-legale, ha spiegato il procuratore capo Francesco Greco, “ha dato un esito piuttosto sicuro” su un decesso “per malattia”, anche se restano ancora ignote “le cause che hanno generato la patologia, possono essere molteplici, da un’infezione ad altre”. Greco chiarisce che mesi fa di fronte a vari allarmi sulla vicenda, tra cui la telefonata della giovane (“Sentivo che volevano avvelenarmi e farmi fuori” disse al suo legale poco prima della sua morte: l’audio è stato fatto sentire ai cronisti dai pm) e gli esiti sulla presenza di metalli pesanti e radioattività, venne presa in considerazione anche l’ipotesi “dell’avvelenamento da cianuro”.

Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano ha spiegato che dai primi accertamenti su un campione di urine era stato “individuato un movimento positivo relativo alle onde alfa con una frequenza radioattiva vicina a quella del polonio”, ma – ha aggiunto – i successivi e ripetuti accertamenti hanno escluso qualsiasi “traccia di radioattività“. Inoltre, nel ripercorrere le tappe degli esami che hanno portato ad accertare come causa della morte l’aplasia midollare, ha sottolineato che in tutti gli organi della ragazza fu trovata anche “in quantitativi elevati una sostanza tossica, la piridina“.I pm hanno anche escluso responsabilità mediche. I familiari della modella stanno valutando di opporsi alla richiesta di archiviazione, come era già emerso.

“Leggeremo le conclusioni con i nostri consulenti, rilevo però che già da queste conclusioni emerge che le scelte terapeutiche non sono state consone con la diagnosi fatta” dice l’avocato Mirko Mazzali, che assiste i familiari di Fadil “Questo è un elemento di valutazione rispetto a eventuali responsabilità di tipo medico che sono state escluse comunque dalla consulenza, ma questo è un inizio di un ragionamento che possiamo fare. Le scelte terapeutiche, lo dicono gli stessi consulenti, non sono state azzeccate in qualche misura e quindi questo ci lascia possibilità di valutare le mosse future”, ha aggiunto. La strada, per l’avvocato Mazzali, “non è quella di un avvelenamento ma di eventuali responsabilità di chi l’ha avuta in cura“. I consulenti medici parlano infatti anche di “scelte terapeutiche” non “coerenti” alla diagnosi di aplasia che venne fatta all’Humanitas, ma escludono colpe mediche. “L’aplasia midollare associata a epatite acuta costituisce un’entità clinica estremamente rara e di estrema gravità in cui l’esito infausto è purtroppo frequente sia come conseguenza dell’insufficienza epatica che di quella emopoietica”.

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