Da quando a maggio aveva annunciato di aver perso il bambino che aspettava con Claudio Santamaria, Francesca Barra non era più tornata sull’argomento. Ma ora, alla vigilia della sua passerella sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, è tornata a farlo, scrivendo prima su Instagram che “Una pancia vuota non è solo una pancia vuota. Ma è la tua pancia senza di lui” e poi raccontandosi a cuore aperto in un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha ricostruito nel dettaglio quei terribili momenti.

Avevamo cercato quel figlio dal primo momento – esordisce Francesca -. Avevo fatto tantissime punture di ormoni, ero anche finita in ospedale più di una volta… Ricordo che quando finalmente il test di gravidanza era risultato positivo avevo fatto una corsa in cucina da Claudio per gridarglielo, è ancora lì dietro, accanto alle sue foto. Durante un controllo, avevo portato Emma e Greta per conoscere il sesso del fratellino o della sorellina. Ma il ginecologo le ha fatte uscire, c’erano dei problemi… Ho pensato: io lo voglio lo stesso questo figlio. Ma non avevo il coraggio di dirlo a Claudio, mi sembrava una forzatura. E invece lui mi ha guardato e ha detto: ‘Io comunque lo voglio lo stesso’”, ha raccontato.

“Da quel momento abbiamo fatto di tutto, consultato medici diversi, spedito ecografie, tentato in ogni modo”. Poi a maggio è arrivata la terribile scoperta: “Ricordo il giorno che sono dovuta andare in clinica. Non volevo scendere dal taxi… Quando sono tornata a casa, la sera, ho cercato di essere normale, per i bambini, e mi sono messa a cucinare. Mia madre era salita in fretta e furia dalla Basilicata, diceva: ‘Ma vai a stenderti e a riposare’. Il giorno dopo il padre dei miei figli è venuto a prenderli e Claudio mi ha portata sul lago, dove ho pianto per tre giorni“.

“Per la prima volta mi sono sentita vulnerabile – ha confidato Francesca al Corriere -. Ero stata troppo sicura di me, non avevo mai messo in conto nessun pericolo. Mi sentivo baciata da Dio, invincibile. E invece… Ho capito che siamo in tante ad aver provato questo dolore e a esserci sentite sole. Molti pensano che tu non stia vivendo un vero lutto, perché il bambino non è mai nato. Ma come? Io e Claudio lo abbiamo visto mentre aveva il singhiozzo, gli abbiamo sentito battere il cuore, abbiamo guardato le sue mani e le sue braccia muoversi… È un lutto sottovalutato, come se esistesse un metro del dolore e quello per un figlio mai nato non misurasse abbastanza. Ai bambini abbiamo spiegato che era diventato una stella per proteggerli ogni giorno. Ed è inutile quando ti dicono che hai altri figli, come se potessero sostituirsi l’uno con l’altro: se perdi un dito lo perdi e basta, anche se ti restano le altre dita”.

Poi ha rivelato il loro desiderio di riprovarci, dopo un attimo di titubanza: “Anche se ci fosse solo una possibilità su un milione, noi non perdiamo la speranza. Adesso mi affido solo alla volontà di Dio”.

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