Barbara D’Urso batte Lorella Cuccarini e Alberto Matano. La prima, nuova, sfida del pomeriggio se l’aggiudica Pomeriggio 5 che al debutto ottiene 1.485.000 telespettatori e il 16,4% di share nella prima parte e 1.581.000 e il 15,7% nella seconda. La Vita in Diretta debutta, a sorpresa, al di sotto delle aspettative fermandosi a 1.381.000 e il 14,4% (anteprima 12,8% di share con 1.279.000). Una distanza contenuta ma il nuovo contenitore della prima rete del servizio pubblico avrebbe dovuto beneficiare di un effetto curiosità che per ora non sembra esserci stato. La sfida è solo all’inizio.

La presenza di Lorella Cuccarini per mesi ha tenuto banco sui più importanti siti e quotidiani per ragioni extratelevisive, colpa anche di una strategia comunicativa non particolarmente azzeccata. Nel varietà è di casa, discorso diverso per l’infotainment. Qualche accenno nella sua Domenica In di qualche anno fa ma il curriculum e l’esperienza aiutano e, a essere sinceri, anche il paragone con il passato: il contenitore negli ultimi due anni è stato condotto dalla meno esperta Francesca Fialdini, difficile sostenere a questo punto che la Cuccarini non possa occupare quel posto. Sa alleggerire e prova a farlo, negli spazi rosa è di casa. Nelle interviste non ha l’ossessione, tipica di certi volti del daytime, dell’intervento continuo: fa parlare l’ospite e lo ascolta.

Discorso diverso per i temi di cronaca, vero banco di prova. Usa la misura, aggiusta il tono, evita sguardi contriti e il populismo tanto al chilo. Scivola però in diretta sull’interrogatorio di garanzia e viene corretta dall’inviata. E’ una professionista navigata e cerca di guidare la nave, tenta qualche siparietto con il collega Matano facendogli togliere la giacca. La misura, dicevamo, è però necessaria. I due conduttori, che pure mostrano un buon feeling, sembrano andare a velocità differenti. Se la Cuccarini deve frenare in alcuni momenti il suo entusiamo, il collega deve accelerare. L’ex volto del Tg1 ha ancora qualche rigidità, fisiologica, da telegiornale ma ci prova e da qualche tempo ha dato una svolta pop alla sua carriera.

“E’ l’inizio di una nuova era”, citano il brano di Jovanotti per lanciare il debutto della nuova edizione de La Vita in Diretta. Seppur con qualche sprazzo positivo il “nuovo” non si è ancora visto. Anzi, si torna al passato. La sensazione è che Alessandro Banfi abbia recuperato le puntate de La Vita in Diretta di Daniel Toaff quello condotto da Sposini/Liorni con Mara Venier. Torna infatti il divanone iniziale che richiama anche al Photoshow di Matano su Rai3. Per quasi mezz’ora si susseguono servizi e argomenti leggeri con in studio Barbara Alberti, Roberto Poletti, Barbara De Rossi, Paolo Conticini e l’onnipresente Luca Bianchini.

L’inizio, anche se con poco “ordine” narrativo, sembra mostrare intenzioni di leggerezza, calore, ritmo, empatia e pettegolezzo. Propositi che si interrompono dopo il Tg1 quando viene dato spazio alla cronaca nera. Uno spazio eccessivo che già smentisce le dichiarazioni dei conduttori in conferenza stampa. Così il caso Mollicone serve a Matano per richiamare al suo “Sono Innocente” e poi ancora il caso Elisa Pomarelli in contemporanea con Pomeriggio 5.

L’intervista sul finale con Lino Banfi scivola via, fatica invece il talk dedicato a Mike Bongiorno che arriva dopo giorni di celebrazioni e dà l’idea del già visto. Un nuova era per La Vita in Diretta per ora non c’è, qualche sprazzo positivo, dicevamo, ma bisogna lavorare sulla scrittura. La cronaca ha molti colori, non solo rosa e nero. La strada è ancora lunga, ci sono però 179 puntate a disposizione per migliorare.

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