Multe e sospensioni da lavoro e della retribuzione ai danni dei macchinisti di Trenord. Ma anche diniego alle richieste di cambio turno per problemi familiari. “Sanzioni illegittime” nei primi casi e “atti vessatori al limite del mobbing” nel secondo, afferma Orsa, sindacato di macchinisti e capitreno. “Non è vero – replica l’azienda – Si tratta di singoli casi di comportamenti individuali non corretti. Niente di più”. Le questioni sul tavolo sono tre, e riguardano i depositi ferroviari di Cremona, Novara, Lecco e Milano: treni con l’impianto di climatizzazione guasto o addirittura mancante, una formazione del personale “a dir poco assente” sull’utilizzo delle nuove tecnologie (tablet e smartphone, nell’ottica della dematerializzazione dei documenti di viaggio) e, infine, la presenza di binari sprovvisti di camminamenti sicuri dove vengono ricoverati i convogli in attesa di essere utilizzati e immessi sulle tratte.

Per l’assenza di attraversamenti a raso, a Cremona e a Novara i macchinisti, per tutelare la incolumità e la sicurezza nei luoghi di lavoro, si sono rifiutati di far partire i convogli o effettuare manovre. Nei due depositi si è appurato, dopo il sopralluogo di azienda e rappresentanze sindacali, che i percorsi non erano a norma e ancora oggi necessitano di interventi (ad opera di Rfi a Cremona, e di Ferrovie Nord Milano a Novara). “Problemi affrontati non appena segnalati”, fa sapere Trenord.

Tuttavia, mentre a Novara, per il loro rifiuto, i macchinisti “subiscono atti vessatori con il respingimento delle richieste di cambi turno e quindi l’impossibilità di gestire l’attività familiare”, denuncia a ilfattoquotidiano.it Luca Beccalli, della segreteria regionale Orsa, a Cremona sono state comminate multe, quantificabili con una decurtazione di quattro ore in busta paga, e in un caso è stato inflitto un giorno di sospensione da lavoro e retribuzione. Orsa ha registrato, in totale, sei casi di diniego dell’azienda alle richieste di cambio turno. Ma l’azienda che gestisce il trasporto ferroviario lombardo ritiene di assicurare “il pieno rispetto della normativa vigente (permessi parentali, permessi malattia dei bambini, legge 104) con la finalità prioritaria di garantire la conciliazione tra lavoro e famiglia”.

A Lecco, la vexata quaestio riguarda la climatizzazione dei treni. Qui, durante le settimane di gran caldo i macchinisti hanno segnalato l’impianto dell’aria condizionata non funzionante sia in cabina che nelle vetture, rifiutandosi di condurre il mezzo. Per questo motivo, “ma a monte c’è la scarsa manutenzione dei materiali”, sostiene Orsa, mediamente non è partito il 2-3% dei convogli. In proposito, da Trenord sono state comminate multe e in un caso due giorni di sospensione. Caso che, dice Beccalli, Orsa sta seguendo con grande attenzione in quanto, nello specifico, “il macchinista non si è rifiutato di condurre il treno ma ha solo denunciato l’impianto non funzionante. È stato poi il suo superiore a optare per la soppressione del viaggio”.

Secondo il regolamento, tiene a precisare Orsa, i lavoratori non stanno contravvenendo ai loro obblighi perché si avvalgono di quanto previsto dal decreto legislativo 81/2008 che all’articolo 20 recita così: “Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro”.

Milano è invece teatro teatro dello scontro Trenord-Orsa sulla formazione. Un verbale di accordo sottoscritto in Prefettura definisce il percorso formativo del personale sulle innovazioni tecnologiche (dematerializzazione dei documenti di viaggio che servono al macchinista per sapere dove ci sono rallentamenti, segnali luminosi, oltre che per avere informazioni dettagliate sulle stazioni di fermata e di transito sulle tratte). Nel verbale si parla di un corso per formare il personale. “Mai organizzato. Ci hanno dato solo una brochure”, sostiene Orsa.

Di diverso avviso Trenord che, contattata sulla questione da ilfattoquotidiano.it, cita una lettera firmata dal direttore corporate, Andrea Del Chicca, in cui si rivendica “un grande impegno anche dal punto di vista formativo, ovvero 54.420 giornate di formazione per oltre 415 mila ore”. Quanto alle sanzioni comminate, oltre ad un lavoratore che ha preso una multa per essersi rifiutato di usare il tablet, ritenendo di non essere stato adeguatamente formato, Orsa ha accertato l’invio di mail da parte dei dirigenti Trenord in cui si invitano i dipendenti a utilizzare ugualmente i tablet: “Abbiamo registrato pressioni sul personale per compiere azioni per cui non è stata effettuata la dovuta formazione”.

Al fine di instaurare un clima più collaborativo tra azienda e parti sociali, Trenord fa riferimento all’accordo di luglio firmato da tutte le sigle sindacali tranne che “incomprensibilmente” da Orsa, la quale ha assunto “una posizione conflittuale”. Il tutto viene precisato in una lettera firmata dall’amministratore delegato Marco Piuri. Vengono inoltre smentite le affermazioni di Orsa sulla consistenza del personale mobile che dal 2018 ad oggi, si legge in una nota, “ha visto l’ingresso in azienda di 350 tra capitreno e macchinisti”. Trenord cita inoltre l’investimento di 10 milioni di euro “per il benessere dei lavoratori e la correzione delle disparità di trattamento”, in particolare l’incremento economico per ogni giornata di ferie e un nuovo premio di risultato legato a incrementi di produttività, redditività, qualità ed efficienza.

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