“Nulla può estinguere il dolore di chi ha perso un familiare o un amico a causa dell’incuria, dell’omesso controllo, della consapevole superficialità, della brama di profitto“. In occasione dell’anniversario del crollo del Ponte Morandi il capo dello Stato ha inviato una lettera al quotidiano genovese Il Secolo XIX. Un testo in cui Sergio Mattarella non si limita ad auspicare che presto il nuovo ponte possa “ricucire e rammendare la ferita inferta dal crollo, riconnettendo una città spezzata, non solo materialmente, in due”. Ma parla anche di precise responsabilità da individuare per “una tragedia causata dall’uomo che si poteva e si doveva evitare“, responsabilità collegate anche al desiderio di massimizzare i profitti.

“Ci separa da quel tragico avvenimento un anno che non è trascorso invano. Un progetto di un nuovo ponte, lineare, solido e bellissimo, è pronto e già sono stati avviati i lavori per la sua costruzione”, si legge nella lettera. “Il nuovo ponte sarà in grado di ricucire e rammendare la ferita inferta dal crollo”. Ma “rammendare non significa cancellare – scrive il presidente – il nuovo ponte ricorderà per sempre quelle vittime innocenti, sepolte tra le macerie di una tragedia causata dall’uomo che si poteva e si doveva evitare.

“Tornare a Genova il 14 agosto di quest’anno – prosegue Mattarella – vuol dire innanzitutto, per me, fare memoria, dolorosa e composta delle 43 persone che rimasero uccise dal crollo del Ponte Morandi e per ribadire la vicinanza e la solidarietà della Repubblica italiana alle loro famiglie. Nel loro nome dobbiamo lavorare per mettere a nudo fragilità, pecche e rischi del nostro sistema infrastrutturale e per modernizzare il meccanismo dei controlli, rendendolo sempre più efficace”. Per il Capo dello Stato, “tragedie come quella del Ponte Morandi non devono ripetersi mai più. La presenza, oggi, delle più alte istituzioni a Genova ha il significato di testimoniare unanime sostegno, non solo a parole, a una città e alla tenacia dei suoi abitanti che hanno diritto alla rinascita economica e sociale”.

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