“La loro è stata una condanna a morte senza possibilità di appello”. Lo ha detto Egle Possetti, la presidente del comitato delle famiglie delle vittime del Ponte Morandi, intervenendo alla cerimonia di commemorazione nel giorno dell’anniversario dal crollo del ponte, che il 14 agosto 2018 provocò la morte di 43 persone. “Vogliamo giustizia – ha detto – perché un Paese democratico non può essere senza giustizia“.

“Come nazione non possiamo buttare a mare la nostra forza. Dobbiamo avere coraggio e necessità di ritrovarla. Vogliamo giustizia. Se manca giustizia, uno Stato democratico non ha senso”, ha detto la presidente del comitato, che nel crollo perse la sorella Claudia, che morì insieme al marito e ai due figli. “Abbiamo perso un pezzo del nostro cuore, che non ci potrà più essere restituito – ha aggiunto – la loro è stata una morte assurda che non possiamo rassegnarci ad accettare. Stiamo sopravvivendo da un anno e vorremmo tornare a vivere ma è come una montagna da scalare. Non possiamo più pensare di abbracciarli e vedere il loro sorriso. Quanto accaduto è inaccettabile. Per la loro memoria dobbiamo accertare la verità”.

“Come cittadini non possiamo accettare che eventi di questo genere possano accadere. Non possiamo restare inermi, chiediamo un segnale concreto affinché i cittadini possano sentirsi tutelati. Bisogna gestire con attenzione i beni pubblici e potenziare la vigilanza. Chiediamo ai cittadini di essere vigili ed attenti, di tenere viva la coscienza civile per stimolare le azioni concrete della classe politica. La parola principale del nostro paese deve essere prevenzione“, ha concluso Egle Possetti sotto la nuova pila 9 del viadotto, crollato un anno fa. “Chiediamo con forza la modifica di norme di legge affinché i processi siano brevi, e perché reati di tale gravità non possano essere prescritti. Vogliamo giustizia”.

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