Le cose terribili hanno sempre tantissimi nomi. “Malattia inguaribile”, “male incurabile”,“lunga malattia”, “male del secolo”. Nadia Toffa aveva scelto di chiamarlo cancro fin dall’inizio. Su Instagram metteva davanti alla parola pure il cancelletto, per trasformarla in hashtag e vaffanculo. Se doveva parlare della sua malattia, tanto valeva parlarne maestosamente, senza parafrasi.

Wondy, su quelle parafrasi, ci ha sbattuto la testa per anni: “Alle soglie del 2014 siamo ancora troppo imbarazzati di fronte alla parola ‘cancro’!”, scriveva sul blog che aveva aperto su Vanity Fair. Si chiamava Francesca Del Rosso, giornalista, e per anni ha raccontato tutto ma proprio tutto del suo tumore: la “crapa pelata” (non voleva usare parrucche), le terapie, le piccole lotte quotidiane. Quando è morta nel 2016, suo marito Alessandro Milan, storica voce di Radio24, l’ha ricordata elencando anche i suoi difetti. Nessuna apologia, e tre parole: “Mi vivi dentro”.

La stessa lotta linguistica fu portata avanti da Oriana Fallaci, che pure spesso chiamò il suo cancro ai polmoni “l’alieno”. La giornalista fu una delle prime in Italia a parlare apertamente della sua malattia, anche per rompere il tabù di cui divenne consapevole dopo il primo intervento subito: “Il chirurgo disse: ‘Le do un consiglio. Non ne parli con nessuno’. Rimasi allibita. E così offesa che non ebbi la forza di replicare: ‘Che cosa va farneticando?!? Avere il cancro non è mica una colpa, non è mica una vergogna!”. Pochi anni prima di morire, raccontò che la malattia l’aveva “cambiata, eccome”: “È diminuita estremamente la mia energia, è raddoppiata la mia sopportazione al male fisico”. Uguale rimase invece la sua cocciutaggine, che le diede la forza di ingaggiare con l’“alieno” una sfida, un dialogo muto: “Anche quando accendo una sigaretta mi sembra di sfidarlo, ‘Teh brutto stronzo, che ti fumo in faccia’”.

A spiegare quell’abitudine di fumare in faccia al cancro è stata Emma Bonino: “È il primo guizzo di sfida. Come diceva il mio papà, io voglio morire malata, non voglio morire sana“. La leader di +Europa ha raccontato pubblicamente la sua lotta con un tumore al polmone, che lei chiama un “signore antipaticissimo” dentro al corpo: “Uno stronzo, ma capisco che non se ne volesse andare. Mangi tre volte al giorno, hai un bel terrazzo, dormi tutta la notte. Chi meglio di lui?”. Niente parrucche, per lei, solo piccoli turbanti, tantissimi.

Perché la lotta ha un’estetica tutta sua. Shannen Doherty, per esempio, ha trasformato il suo profilo Instagram in un museo vivente della lotta al cancro. Foto dopo foto, da due anni la Brenda di Beverly Hills 90210 mostra al mondo gli alti e bassi della sua vita col tumore dentro al seno: la testa rasata, gli esami in ospedale, la bandana. “Credo che ciò che è bello, difficile e interessante del cancro sia il fatto che ti distrugge e ti ricostruisce. E ancora ti butta giù, e ti ricrea. E tu ti ritrovi ricostruita in modi che non pensavi nemmeno fossero possibili”. E la paura? Quella c’è, eccome, e va raccontata proprio per questo. “Non so quanto durerò. Cinque anni? Dieci?”.

Olivia Newton John non vuole saperlo. La dolcissima Sandy di Grease, a 70 anni e con un cancro definito incurabile, crede alle profezie che si autoavverano e si regola di conseguenza: “Se ti dicono che ti restano sei mesi, tu ci credi e alla fine vivrai proprio quel periodo di tempo lì. Io non voglio saperlo, non voglio avere un limite temporale alla mia vita”. Dice che ha “paura”, ma in fondo “tutti abbiamo delle sfide da combattere nella vita, questa è la mia”.

La lotta al cancro va di pari passo con quella al suo tabù. Emma Marrone, che ha parlato di quel tumore che la colpì 25enne poco prima di partecipare ad Amici, ha detto parole lucidissime sul tabù della malattia: “Viviamo in una società che vuole essere supertecnologica e ultramoderna, per la quale dobbiamo essere sempre perfetti e forti. In cui una malattia è una cosa da non raccontare perché ci rende imperfetti e vulnerabili nei confronti di chi ci sta vicino”. Bugia: “Le imperfezioni e le diversità ci rendono unici. Senza quelle saremmo un ammasso di cose tutte uguali che non sanno dove stanno andando”.

Chi ha già superato quella sfida ne parla ormai pubblicamente, per motivi diversi e tutti legittimi. C’è chi lo fa per invitare quelli che vogliono farlo a non vergognarsene; chi per “scherzarci” sopra; chi per sfidarlo. Il ciclista Lance Armstrong, della lotta al suo cancro ai testicoli, ci fece una ragione di vita e di esempio per tutto il mondo: “Le persone, anche quelle più forti, muoiono di cancro. Questa è la verità essenziale da imparare. E dopo averla imparata, tutto il resto sembra non avere più importanza”.

Ben Stiller annunciò al mondo di aver sconfitto il tumore alla prostata nel modo più divertente possibile: postando la foto di lui giovane che si tocca le parti intime durante una scena di Tutti pazzi per Mary (quella della zip incastrata): “Due anni fa ho avuto un cancro e volevo parlarne”. Lorella Cuccarini, colpita da un tumore nel 2002, ha sempre raccontato la storia della sua “tiroide perduta con il sorriso sulle labbra”.

Fabrizio Frizzi, uno che tra tutti gli estroversi era il più timido, pochi mesi prima di morire raccontò con garbo che lottava “per continuare a veder crescere la mia creatura”: “Non so se mia figlia Stella abbia capito quanto è accaduto, abbiamo cercato di proteggerla, ma so che i bambini capiscono molto più di quanto immaginiamo: ogni giorno giochiamo insieme, è il suo modo di sorreggermi, mi dà l’energia per continuare a combattere”.

E poi ci sono quelli che ne parlano per sfidarlo, o lo raccontano per sensibilizzare gli altri alla prevenzione. La cantante Anastacia, dopo una doppia mastectomia, posò senza veli, per mostrare al mondo quelle cicatrici al seno, “ormai parte del mio viaggio”.

Hugh Jackman, operato per un tumore alla pelle anni fa, ancora non smette di ripetere ai suoi fan su Instagram di “fare i controlli e mettere la protezione solare”. Perché fa pure questo il cancro, quando è raccontato: pialla tutto, leva ogni sovrastruttura, annulla ogni vantaggio pregresso. E porta uno degli attori più famosi e strapagati al mondo a ricordarti, col tono un po’ barboso di una mamma in spiaggia coi figli, di spalmarti la crema solare.

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