Nella vita mi è capitato di vedere da vicino alcuni personaggi famosi: ai tempi dell’università vidi Pippo Baudo con un bellissimo cappotto di camoscio camminare a braccetto con un docente della Statale; sempre nei pressi della Statale vidi un vecchio affascinante camminare con un cappotto scuro, sprofondava a ogni passo, prigioniero di un abisso interiore, era Vittorio Gassman ai tempi di Affabulazione, portato in scena con suo figlio Alessandro; in Galleria a Milano vidi un cappotto verde di pregio, dentro c’era un uomo abbronzato e smarrito, era Emilio Fede.

Tre cappotti e tre personaggi celebri, ma nel 2011 vidi un uomo senza cappotto, la stagione era mite, e l’uomo dai capelli bianchi e arruffati stava facendo pipì all’aria aperta, era di spalle, gambe aperte, e mentre liberava la vescica allegramente ai margini di un dirupo, lo sentii urlare: “C’è qualche black blok di sotto? Attenti che sto per pisciare”, era Beppe Grillo.

Provai a sorridere ma niente, mi uscì una smorfia. Grillo stava andando a fare un comizio, acclamato come un paladino dal popolo della Val di Susa, e io mi trovavo da quelle parti per fare un documentario insieme ai No Tav.

Non sono un giornalista, sono un poeta (o almeno tento di esserlo) che a volte esce dalla propria bolla per acclimatarsi nella famosissima realtà, anche se ancora non mi è ben chiaro che cosa sia la realtà. C’è comunque un aspetto della realtà che mi appassiona più degli altri ed è il volto umano, da sempre per me un mistero insondabile. Quindi il film che oggi vi propongo è un film di volti che si fronteggiano: i volti del popolo No Tav e i volti dei carabinieri schierati a presidio degli scavi che in questi ultimi giorni hanno avuto la benedizione di Giuseppe Conte e del governo Salvini-5stelle.

Che dire? Tante parole ardenti contro la linea Torino-Lione da parte di Grillo, con l’aggiunta di una pioggia dorata e siamo arrivati a questo punto: ogni volto che ho ripreso è stato tradito, tranne il volto dei carabinieri. Ecco, ora dovete immaginarvi i volti di Luigi Di Maio, Danilo Toninelli e gli altri con l’elmetto antisommossa, dovete immaginarli dall’altra parte, dalla parte di chi vuole sventrare montagne per una questione di costi e benefici, per rendere il nostro Paese più moderno, al passo con le scavatrici e i tempi, infischiandosene dei danni ambientali e dei volti che hanno creduto in loro, dovete immaginarli che lanciano lacrimogeni per disperdere i dissidenti che hanno a cuore la salute della propria terra e del proprio ambiente.

Io nel 2011 ero tra di loro e mi sono beccato il primo lacrimogeno della mia vita: un’esperienza a dir poco soffocante, bruciante. Non a caso la colonna sonora del mio film è Una lacrima sul viso, ma non sono lacrime d’amore, semmai di rivolta tradita. Per me in amore il tradimento è eccitante, a me piace chiamarlo “slittamento fallico” o “slittamento clitorideo” a seconda dei casi, ma il tradimento in politica è la cosa più ignobile che ci sia.

E ora vi chiedo l’ultimo sforzo di immaginazione, dovete immaginarvi Grillo nell’atto di fare la sua pipì impressionista, en plein air, ma non dovete immaginare che in fondo al dirupo ci sia qualche testa calda chiamata black bloc, no, in fondo al dirupo ci sono i volti che ho ripreso nel mio film, ci siete voi che avete combattuto e continuerete a combattere per le vostre montagne che sono così belle e ora così martoriate dal “progresso”, dovete immaginarvi la pioggia dorata di Grillo che dice: “C’è qualcuno dal popolo No Tav di sotto? Attenti che sto per pisciare”. Plin plin, una sacrosanta protesta che finisce come la pubblicità dell’acqua Rocchetta, quale finale migliore?

Beh, non lamentiamoci, i 5 Stelle sono sicuramente un movimento diuretico, su questo non ci sono dubbi, non fare pipì costerebbe troppo caro, meglio che la vescica si svuoti insieme alle montagne, l’alta velocità è un corollario della prostata.

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