Tasseremo la Cina fino a che non ci sarà un accordo” commerciale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alza la posta nella guerra dei dazi con Pechino e fa tremare le Borse internazionali. Parlando con i giornalisti prima del comizio in Ohio, la notte scorsa, il tycoon ha ribadito la sua decisione di imporre dal primo settembre nuovi dazi al 10% su prodotti cinesi importati negli Usa per un valore di 300 miliardi di dollari, dopo quelli al 25% su 250 miliardi di beni Made in China.

Una mossa definitiva, ha assicurato l’inquilino della Casa Bianca, che non fa parte di una strategia di negoziazione e della quale non teme le conseguenze sui mercati e nei rapporti con la Repubblica Popolare. “Se non vogliono commerciare con noi, per me va bene, ci farebbe risparmiare un sacco di soldi”, ha detto prima di fornire una sua interpretazione della strategia cinese: “Stanno pregando, vorrebbero vedere tra un anno e mezzo un nuovo presidente così che possano continuare a derubare gli Usa come hanno fatto negli ultimi 25 anni”.

Pechino: “Violato accordo di giugno, prenderemo contromisure”
La risposta di Pechino, però, non si è fatta attendere. La Cina “dovrà prendere contromisure se gli Usa metteranno nuovi dazi sui prodotti cinesi”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying. I nuovi dazi annunciati ieri dagli Usa “violano l’accordo di giugno tra il presidente Xi Jinping e Donald Trump per riavviare il negoziato” e porre fine al conflitto con Pechino, ha fatto sapere il ministero del commercio. Se i dazi entreranno in vigore, concludono, “tutte le conseguenze ricadranno sugli Stati Uniti”.

E di possibili “rappresaglie” che Pechino può attuare ce ne sono diverse. Ultima idea, quella di imporre dazi sull’esportazione di principi attivi per la produzione di farmaci. Negli ultimi 30 anni l’industria farmaceutica americana ha delocalizzato gran parte della produzione all’estero. Tanto che al momento gli Stati Uniti non sono più in grado di produrre antibiotici generici usati per curare diverse infezioni. Il 40% dei farmaci statunitensi, al momento, utilizzano sostanze controllate dalla Repubblica Popolare.

Crollano le borse asiatiche ed europee: Milano apre a -2,11%
Il nuovo botta e risposta tra Washington e Pechino ha colpito, prima di tutte, le banche asiatiche. La prima è stata la Borsa di Tokyo che ha chiuso la settimana in netto calo: il Nikkei perde il 2,11% a quota 21.087,16, lasciando sul terreno 453 punti. Male anche le altre asiatiche e dell’Oceania, con Hong Kong che cede il 2,15%, Shanghai l’1,45% e Shenzhen l’1,65%. Flessioni più contenute per Seul (-0,93%) e Sydney (-0,30%).

Tensione anche per le Borse europee in avvio: Parigi in apertura lascia il 2,34% con il Cac 40 a 5.427 punti, Francoforte perde l’1,79% con il Dax a 12.033 punti; Londra cede l’1,47% con il Ftse 100 a 7.472 punti.

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