“Sono finite le nostre indagini, ma la corruzione è proseguita”. Per Gherardo Colombo, componente del pool di Mani Pulite, le inchieste della procura di Milano negli Anni Novanta non sono riuscite a cambiare radicalmente il sistema. L’ex magistrato lo ha spiegato all’ingresso della camera ardente del procuratore Francesco Saverio Borrelli, scomparso sabato, che coordinò il lavoro dei magistrati su Tangentopoli: “Secondo me va constatato che sono finite le nostre indagini ma la corruzione in questo Paese è proseguita con caratteristiche diverse ma c’è sempre”, ha detto. “Noi dovevamo perseguire i reati ma alla fine esistono delle contraddizioni. Tra la cultura generale e la legge necessariamente perde la legge”, ha spiegato Colombo. 

Il famoso “resistere, resistere, resistere”, pronunciato da Borrelli in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario nel 2002, secondo l’ex magistrato “è stato un invito a tutta la cittadinanza a rivolgersi veramente alla Costituzione” che “ha 70 anni ma che è ancora una promessa e non la realtà”. Colombo, insieme a Piercamillo Davigo, sono dall’apertura della camera ardente presenti accanto alla moglie di Borrelli, Maria Laura, e ai figli Andrea e Federica. Poco dopo è arrivato anche Antonio Di Pietro: con gli occhi gonfi di lacrime, l’ex pm, inseguito da giornalisti e telecamere, ha preferito non parlare, mentre ha abbracciato e salutato a lungo i familiari di Borrelli.

Già tanti i magistrati, gli avvocati e anche i cittadini comuni che stanno rendendo omaggio a Borrelli. Anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala è arrivato a rendergli omaggio, così come il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il senatore ed ex premier Mario Monti. Presenti, tra gli altri, il procuratore Francesco Greco, il procuratore generale Roberto Alfonso, l’ex procuratore Bruti Liberati. Per il Guardasigilli,  Borrelli è un “esempio da custodire per le nuove generazioni”.

Il ministro lo ha definito un “esempio determinante per la lotta alla corruzione” e di “imparzialità” e ha sottolineato il suo contributo alla “giustizia” e alla “democrazia”. Sala ha invece confidato: “Ci scrivevamo. Era una nostra piccola abitudine, forse siamo due persone per certi versi un po’ all’antica che rispettano ancora i valori che io riconoscevo in Borrelli, cioè professionalità ma anche equilibrio, stile e cultura”. Nel pomeriggio, si sono svolti i funerali. Tra le persone che sono arrivate nella basilica di Santa Croce per rendere omaggio all’ex procuratore capo c’era anche Sergio Cusani, l’imputato ‘simbolo’ di Mani Pulite. Nel 2014 Cusani era già stato ai funerali dell’ex procuratore capo di Milano Gerardo D’Ambrosio. Assente invece, sia alla camera ardente che alle esequie, Ilda Boccasini

C’erano gli attuali aggiunti a Roma e Imperia, Paolo Ielo e Grazia Pradella, i procuratori di Monza, Sondrio e di Varese e altri pm come Elio Ramondini, Alberto Nobili, Maurizio Romanelli e Fabio De Pasquale. Il presidente del Tribunale Roberto Bichi, della Corte d’Appello Marina Tavassi, dell’Ordine degli avvocati e della Camera penale milanese. Tra gli altri anche il numero due del Csm David Ermini. L’ex presidente del Tribunale milanese Livia Pomodoro ha parlato di “un grande uomo delle istituzioni”. Forno ha ricordato, invece, di quando Borrelli a capo della Procura “ha incoraggiato me e gli altri colleghi a costruire un nuovo pool, meno famoso ma che ha operato gettando le basi per la nascita dei gruppi che tutelano le fasce deboli”. Armando Spataro, ex capo dell’antiterrorismo milanese e ex procuratore di Torino, ha spiegato di essersi sempre “ispirato a quel modello di procuratore con le porte aperte”, raccontando della sua “umanità” e della sua disponibilità “ad ascoltare tutti”. Infine Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, lo ha descritto come un magistrato “molto equilibrato e con un alto senso delle istituzioni”.

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