Due persone sono state identificate e ora rischiano l’arresto per aver lanciato, fra le altre cose, una bombola del gas all’indirizzo di alcuni agenti di polizia durante lo sgombero avvenuto questa mattina di un palazzo occupato nel quartiere di Primavalle. La posizione di due occupanti, padre e figlio marocchini, è al vaglio degli agenti della Digos. Entrambi rischiano l’arresto: l’accusa ipotizzata dalle forze dell’ordine è resistenza aggravata. Il più giovane, infatti, avrebbe tentato di lanciare una bombola del gas contro gli agenti all’interno dell’immobile nei momenti più concitati dello sgombero. Determinanti saranno le immagini riprese dalla Scientifica.

Un assedio notturno, quello del quartiere ad ovest della città, iniziato alle 23.30 e durato tutta la notte, con 18 blindati della polizia, 6 camionette dei carabinieri, 6 defender, 2 camion idranti e un elicottero. E almeno 200 agenti in tenuta anti-sommossa. Poi, intorno alle 10.00 di questa mattina, sono iniziate le operazioni di sgombero vere e proprie. Il palazzo era occupato da circa 350 persone in emergenza abitativa, per lo più stranieri e molti minori, che da quasi 20 anni avevano trasformato questa vecchia scuola in un vero e proprio condominio. Contro la liberazione dell’immobile, programmato da tempo dalla Prefettura di Roma, si sono schierati centri sociali e movimenti per il diritto all’abitare, intervenuti questa notte a sostegno degli occupanti. La tensione è salita subito alle stelle. Circa 200 persone si sono radunate fuori dall’immobile, mentre una sessantina si sono barricate all’interno per scongiurare l’irruzione della polizia. All’avvio delle operazioni, le forze dell’ordine sono state bersagliate da un fitto lancio di oggetti, ma non si sono registrati scontri violenti. Gli occupanti hanno dato fuoco a cassonetti e materassi per protesta, scatenando la risposta con gli idranti da parte dei celerini. Sul posto anche la Sala operativa sociale del Comune di Roma, circa 50 agenti della polizia locale del Gssu.

Nonostante le premesse,la gran parte degli occupanti ha lasciato l’immobile in maniera pacifica, sebbene ci fossero qualche decina di persone asserragliate sull’attico dell’edificio decise a resistere all’arrivo degli agenti. Tra queste, sei donne e tre bambini si sono incatenati sul tetto. “Noi da qui non ce ne andiamo, siamo in 20 sul tetto, 10 sono bambini dai 4 anni in su. Non molliamo, non riusciranno a buttarci fuori. Questa è casa nostra”, ha detto un’attivista di Action, movimento di sinistra per il diritto all’abitare. “Andremo in un posto tipo un hotel, una stanza con il bagno per noi e una stanza per i bambini, ci dicono, ma non sappiamo niente. Ce lo dicono loro. I bambini vanno all’asilo e a scuola in zona. Siamo sotto choc“, ha dichiarato una mamma che abitava nell’ex scuola con il marito e i figli. Intanto alcuni esponenti dei movimenti per la casa hanno bloccato piazza Clemente XI, manifestando e spiegando l’accaduto. Sono oltre cento persone e hanno esposto uno striscione “Il sonno della ragione provoca sgomberi”.

Secondo il Campidoglio, gli operatori di Roma Capitale hanno proposto supporto e accoglienza in strutture alternative a tutte le 199 persone in condizioni di fragilità che si sono sottoposte al censimento nell’immobile di via Cardinal Capranica. Lo rende noto il Campidoglio, che spiega che dalle prime ore di questa mattina, così come nelle settimane precedenti, gli operatori della Sala Operativa Sociale hanno formulato e continuano a formulare le proposte di accoglienza che prevedono assistenza alloggiativa e un progetto personalizzato di inclusione. Sul posto sono a disposizione dei bus dell’Atac per il trasferimento delle persone nelle strutture a loro riservate. “Abbiamo lavorato per replicare il lavoro efficace che fu messo in campo a febbraio per liberare l’immobile occupato di via Carlo Felice: l’obiettivo è contemperare la tutela della legalità e il rispetto dei diritti umani. L’assistenza alloggiativa è garantita agli interi nuclei familiari, che quindi non vengono divisi”, spiega l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre.

Secondo il presidente dell’VIII Municipio, Amedeo Ciaccheri, lo sgombero non era previsto ed erano state ipotizzate soluzioni più morbide: “Fino a qualche giorno fa – ha affermato durante il presidio – questa vicenda era tutta da studiare tra Prefettura, Comune e Regione impegnati in direzione di misure alternative per un modello già applicato a via Carlo Felice (l’immobile a San Giovanni tornato al proprietario Banca d’Italia). La situazione è precipitata in queste ore, solo 20 giorni fa la sindaca proponeva una pausa per studiare una soluzione, invece si è rotto un percorso che dura da qualche mese, anche per altre situazioni di occupazioni abitative tra cui quella di via del Caravaggio. Qui si parla di centri accoglienza per le famiglie e dormitori per single”.

Proprio fra la Lega, l’amministrazione comunale e le parti sociali romane nelle scorse settimane erano nate polemiche sullo sgombero di Primavalle. “Qualcuno ha voglia di piantare una bandierina politica e si è militarizzato un quartiere per sgomberare 78 famiglie e 80 bambini”, ha detto Luca Fagiano, fra i leader dei Movimenti per il diritto all’Abitare. “Fino ad oggi gli occupanti sono stati contattati solo da sedicenti assistenti sociali che però non hanno offerto loro soluzioni, oggi che hanno per la prima volta un confronto con le istituzioni si procede lo stesso con una operazione pesante e rischiosa. È una vergogna, bisogna respingere queste politiche che trasformano i problemi sociali in un problema di ordine pubblico“.

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