L’Italia non è solo il paese degli “immigrati”, ma soprattutto è terra di “emigrati”. Solo nel 2018 se ne sono andati in 130mila, per lo più ragazzi tra i 18 e i 34 anni. Giovani spesso costretti a partire alla ricerca di un lavoro o semplicemente di un futuro migliore che l’Italia non riesce a garantire. “Cervelli in fuga”, come vengono chiamati, che dal 25 luglio al 3 agosto si riuniranno al Piccolo festival delle spartenze. Migrazioni e cultura. Arrivato alla sua quarta edizione, l’evento nato in Calabria grazie all’impegno dell’associazione AsSud e del direttore Giuseppe Sommario, quest’anno si espande e diventa itinerante, coinvolgendo le regioni limitrofe, come la Basilicata e il Molise, ma anche l’estero, come la Germania e la Svizzera. L’obiettivo è quello di dare valore agli italiani emigrati, riannodando i fili delle “dolorose s-partenze” e raccontando, come recita il claim del sito “ragioni e sentimenti, storie e racconti, di chi parte, di chi resta, di chi arriva e di chi torna”. Epicentro del festival è Paludi, in provincia di Cosenza, piccolo borgo “in via d’abbandono” con un’incidenza del tasso di abbandono (cittadini iscritti all’Aire) sulla popolazione del 163,7%. Ma le città toccate saranno molte, compresa la Capitale della Cultura 2019, Matera.

“Si chiama “festival delle spartenze” ma premia chi unisce. Il termine “spartenze” è nell’ottica della “condivisione” per creare una rete che unisca Italia ed estero, che risani le ferite e ricostruisca la memoria collettiva, la storia di chi è partito e di chi è rimasto: una storia comune, che è sempre storia d’Italia”, si legge nella presentazione della quarta edizione. Quest’anno rassegne cinematografiche, laboratori, concerti e dibattiti saranno uniti da un tema comune, quello della “casa”, intesa non solo come luogo in cui si abita, ma come insieme di persone, di ricordi, insomma il “posto sacro nel mondo” che ogni migrante ha. “La casa è sempre presente nell’orizzonte dell’emigrante: è la casa lasciata, quella da costruire nel nuovo Paese, o quella da costruire nel borgo di origine come simbolo del successo raggiunto e come segno di un ritorno sempre possibile”, spiegano ancora gli organizzatori del festival.

Ma non solo. La quarta edizione celebrerà anche il particolare legame che unisce l’Italia e l’Argentina. Lo Stato sudamericano, infatti, è il Paese con il maggior numero di iscritti all’Aire (Associazione italiani residenti all’estero), meta prediletta anche degli “expat” calabresi. Presidente dell’Argentina, ad esempio, è proprio il figlio di un calabrese, Mauricio Macri, e nata in Calabria è anche Elsa Serrano, “una delle più famose stiliste argentine” che sarà ospite al Festival. “E poi, dai greci a Dante, da Petrarca a Leopardi, da Chopin a Beethoven sino ad arrivare ai giorni d’oggi, la luna ha sempre bussato al cuore e all’anima di poeti, musicisti e cantanti – si legge ancora nella presentazione -. E, senza scomodare i grandi che miravano e rimiravano la luna, basta citare due modi di dire quali ‘desiderare la luna’ e ‘sbarcare il lunario’ per riannodare il filo che lega le speranze dei poeti con quelle dei migranti: tutti in viaggio, erranti alla ricerca di un mondo, di una vita migliore”.

Tante le iniziative itineranti durante il festival. Per i giovani tra i 18 e i 25 anni sarà possibile partecipare al CampusASSud, un viaggio itinerante alla scoperta delle tradizioni e della cultura dell’Italia meridionale durante il quale sarà possibile svolgere attività di alternanza scuola/lavoro. Attraverso il cinema, poi, sarà possibile scoprire la storia della lingua e dei dialetti italiani. Un laboratorio di tre giorni che tramite i film di Fellini, Rossellini, De Sica, Gassman e molti altri, permetterà di “viaggiare attraverso le mille vite del cinema e delle sue lingue”.

Aggiornato da Redazione web alle ore 15.58 del 10 luglio 2019

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