La Grecia volta pagina e chiude l’era di Alexis Tispras punito nelle urne per il “tradimento” sulla via dell’austerity e dei negoziati con l’Europa. Il centrodestra di Nea Demokratia stravince, in netto vantaggio dopo la chiusura delle urne con un consenso tra il 38% e il 42%. Il partito torna al potere che aveva lasciato alla vigilia della crisi del debito e prima che sulla scena apparisse Tsipras. E con la maggioranza assoluta. Kyriakos Mitsotakis vince con una forza tale che dovrebbe garantirgli in Parlamento 162 seggi su 300. Syriza ha contenuto i danni e recuperato cinque punti rispetto alle europee del 26 maggio ma è molto distante dai conservatori. Alba Dorata ha dimezzato i voti rispetto al 2015 e con ogni probabilità resterà fuori dal nuovo Parlamento. Tiene il Kinal al 7%, i socialisti del Pasok attorno al 7%. A superare la soglia di sbarramento dovrebbero essere anche i comunisti del Kke attorno al 6%, ed Elleniki Lisi, un’altra formazione di estrema destra filo-russa, al 3% mentre Mera 25 di Yanis Varoufakis (che ha mancato di pochi voti il quorum alle ultime europee) è data di poco sopra sopra il 3%.

IL RAMPOLLO VINCENTE
La nuova Grecia che esce dalle urne ha il volto di Kyriakos Mitsotakis, 51enne ex-banchiere formato ad Harvard ed erede di una delle storiche dinastie della politica ellenica. Il padre Konstantinos è stato premier dal 1990 al 1993, l’antenato Eleftherios Venizelos, ex primo ministro nei primi anni del Novecento, è uno dei padri della patria in Grecia. Già in campagna elettorale ha annunciato le prime mosse del governo: lo sblocco delle privatizzazioni e subito dopo un primo pacchetto di tagli alle tasse. Il suo obiettivo è dare una scossa al pil svecchiando pure la pubblica amministrazione per poi presentarsi a Bruxelles e chiedere alla Ue di abbassare dal 3,5% all’1-2% l’obiettivo di avanzo primario imposto dai creditori. “Sarà la crescita più rapida a garantire la riduzione del debito” ha promesso ai comizi.

LA CHIAMATA AL VOTO DEI “TRADITI”
L’affluenza è stata intorno al 63-65%, molto superiore alle attese visto che alle europee era scesa al 53%, risultato che si è tradotto in una batosta per Tsipras che ha indotto il premier a indire elezioni anticipate. Su di lui, pesa l’accusa di molti cittadini di avere “tradito” gli elettori andando avanti con l’austerità.

Nel 2015 Tsipras aveva stravinto raccogliendo la sfida all’austerity verso la quale ha opposto via sempre meno resistenza fino alla desistenza. La sua altissima popolarità è via via scemata per via del prezzo imposto alla Grecia per restare in Europa e così ottenere gli aiuti finanziari da Bruxelles e dalla Troika. Operazione che ha portato il Paese, i giovani e gli anziani soprattutto a pagare un altissimo prezzo al salvataggio: in cambio l’economia greca si è contratta dal 2008 al 2016 del 28 per cento e l’impennata della disoccupazione ha spinto un alto numero di famiglie sotto la soglia della povertà. Ecco perché i greci si sono sentiti traditi, e a nulla ha valso la modesta ripresa economica iniziata nel 2018. La dimensione plastica del malcontento si è avuta a maggio con le Europee, dove Syriza ha pagato lo scotto con  il 30,5per cento dei giovani tra i 18 e di 24 anni che hanno votato Nuova Democrazia alle elezioni europee. Da qui, la decisione di Tsipras di indire elezioni anticipate.

IL DESTINO DI TSIPRAS: UN INCARICO IN EUROPA?
Il premier greco Tsipras ha chiamato Kyriakos Mitsotakis e ha riconosciuto la sua sconfitta.L’ex premier, stando a quanto riferisce Repubblica, potrebbe incassare un incarico in Europa. Anche gli ex nemici come l’ex-ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble gli hanno riconosciuto la coraggiosa scelta politica dell’accordo sul nuovo nome della Macedonia. Un’intesa bocciata dal 70% dei suoi concittadini che gli è costata carissima nelle urne.

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