Avevano appeso al muro un calendario storico dei “carabinieri reali” datato 1939 con Benito Mussolini in copertina, un quadretto col profilo del duce e le foto della sua visita a Bardonecchia. Per questa ragione due marescialli dei carabinieri, all’epoca di servizio alla stazione dei carabinieri di Susa (Torino), sono stati sanzionati dall’Arma, sanzioni che di recente il Tribunale amministrativo del Piemonte ha confermato. Due giornate di consegna per il proprietario del calendario, una sola per il proprietario del quadretto. I fatti risalgono al 15 marzo 2016 quando tre No Tav finiscono ai domiciliari e altri vengono sottoposti all’obbligo di firma per aver circondato, il 17 settembre 2015, una pattuglia dei carabinieri della compagnia di Susa impegnata nei controlli ad un furgone.

Tra gli indagati c’è anche una ragazza accusata di aver detto “fascisti” ai militari. Nel corso dell’operazione qualcuno, portato negli uffici della stazione dei carabinieri di Susa, nota in una delle stanze il calendario, il quadretto e le foto d’epoca. La notizia giunge all’allora senatore M5s Marco Scibona che informa il comandante della compagnia dei carabinieri. Viene fatta un’ispezione seguita dalla contestazione della violazione di due norme dell’ordinamento militare, quella sul senso di responsabilità e sul contegno militare. Il primo appuntato si è difeso dicendo che non era un calendario dedicato al fascismo, bensì un calendario storico dell’Arma dei carabinieri. Il secondo ha invece sostenuto che si trattava di una raffigurazione storica di un soldato con un elmetto militare e delle foto della colonia “Medail” di Bardonecchia. Le loro argomentazioni, però, finora non hanno retto.

Le due sentenze del Tar del Piemonte, una del 21 giugno e l’altra del 28 giugno, ricordano innanzitutto che i doveri dei militari devono essere letti alla luce della Costituzione, “fondata sui valori dell’antifascismo e di ripudio dell’ideologia autoritaria fascista”. Poi riportano un aspetto specifico della contestazione fatta dai superiori ai due appuntanti. I due militari non vengono puniti soltanto per il “mero possesso” di quegli oggetti, ma per la loro esibizione negli uffici durante un’attività di polizia giudiziaria contro una indagata insieme ad altri militanti No Tav, “tra i quali ve ne era uno accusato di oltraggio a pubblico ufficiale per aver gridato ‘fascista’ a un carabiniere durante lo svolgimento del proprio servizio”. In sostanza, quell’esposizione – oltre a violare le norme dell’ordinamento militare – poteva sembrare una provocazione. Così le sanzioni sono state confermate dal Tar.

“Da un punto di vista tecnico ritengo necessaria una nuova valutazione dei fatti da parte del Consiglio di Stato – spiega l’avvocato Alfredo Caviglione che difende i due carabinieri – perché l’istruttoria è stata eseguita dai superiori che avrebbero dovuto verificare la correttezza dei comportamenti prima della segnalazione del parlamentare”. Nessuno aveva mai osato dire qualcosa prima. Nel frattempo la persona indagata per resistenza a pubblico ufficiale e oltraggio, una 32enne del movimento No Tav, è stata assolta lo scorso 29 marzo da ogni accusa, a differenza di altri tre manifestanti. La giovane aveva ammesso di aver apostrofato un altro maresciallo dei carabinieri dicendogli “fascista”, ma di averlo fatto perché quest’ultimo – mentre si trovava circondato dai manifestanti – aveva detto che “i rumeni danno meno problemi dei No Tav” e che “se ci fosse lui il movimento non esisterebbe”. Il militare, sentito nel corso del processo, ha affermato di aver detto la prima frase, mentre non ha escluso di aver detto la seconda. Secondo i giudici la donna non ha pronunciato quella parola con “finalità offensiva, ma come istintiva reazione alla pronuncia delle frasi”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Migranti, naufragio al largo delle coste della Tunisia: “Solo 4 persone sopravvissute, almeno 80 disperse”

prev
Articolo Successivo

Droga, arrestato in Bolivia il latitante Paolo Lumia: “Il narcos siciliano che spostava coca tra Panama e Polinesia”

next