Italiani testimoni di un incidente d’auto? Omertosi: lo dice un’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e che ha coinvolto un campione di oltre 1.200 persone comprese fra 18 e 74 anni. Ne emerge che il 55,7% dei nostri connazionali che assiste a un incidente non lascia i propri dati né alle autorità né alle persone implicate nell’accaduto. Tuttavia, “la disponibilità a farsi coinvolgere vari notevolmente a seconda del tipo di sinistro di cui si è stati spettatori involontari”, spiega una nota ufficiale.

In pratica, quando l’incidente ha causato solo danni ai veicoli, il 63,7% del campione analizzato ha dichiarato di essersi dileguato. Viceversa, in caso di sinistro con feriti la percentuale di chi ha collaborato con le autorità aumenta notevolmente: “solo” il 40% se ne è andato senza lasciare i dati necessari per poter essere rintracciato. Inoltre, se nel misfatto erano coinvolte categorie deboli – come i pedoni, siano essi feriti in modo grave o meno – il 67,4% dei rispondenti ha asserito di essersi fermato per dare la propria disponibilità a testimoniare.

Sono maggiormente le donne (58% contro il 53,3% degli uomini) e le persone più mature (tra 60 e 74 anni) a trasgredire alle regole dell’educazione civica. Al contrario, gli intervistati con età compresa fra i 25 e i 34 anni prestano maggiormente la propria disponibilità a deporre (52,8%). “Dividendo il campione per aree geografiche, i residenti al Nord Est con solo il 40,4% dei rispondenti che ha detto di aver dato disponibilità a testimoniare in merito all’incidente cui avevano assistito, sono risultati quelli che meno spesso sono stati coinvolti nelle fasi successive al sinistro”, spiega l’indagine: “Nel Nord Ovest, invece, risiedono quelli che, proporzionalmente, si sono più spesso trovati a testimoniare l’accaduto (46%)”.

Per quale motivo si decide di girare la testa dall’altra parte? Il 42% del campione ritiene inutile lasciare i propri riferimenti; il 20,5% perché non ha ricevuto richiesta esplicita di testimoniare, mentre il 13,1% perché ha già notato altri testimoni o (6% dei casi) ha riscontrato il pronto intervento delle autorità. C’è anche un 10,7% del campione che, in situazione simili, non ha ritenuto di aver visto abbastanza, che non si poteva fermare (5,5%) o non voleva correre rischi o avere “fastidi” successivi (3,2%). “Guardando alla sola fetta di testimoni che hanno lasciato i propri dati, la ragione principale dichiarata in fase di indagine è proprio il senso civico (36,3%)”, sostiene la ricerca: “Da evidenziare anche come circa il 7% lo abbia fatto perché gli sia stato esplicitamente richiesto e, ancora, come appena l’1% dei rispondenti dichiari di aver lasciato i propri dati perché, semplicemente, questo è ciò che prevede il codice della strada, anche se a ben vedere non sempre l’obbligo esiste”.

Da notare, poi, che il 62,5% dei testimoni disponibili a raccontare l’accaduto non sia mai stato ricontattato dalle autorità o da chi era coinvolto nell’incidente, mentre un 20% scarso si sia rimangiato la disponibilità a dichiarare quanto visto. Per la legge, comunque, l’obbligo a testimoniare esiste solo in seguito ad una citazione nell’ambito di un processo e ciò presuppone che il testimone abbia lasciato i propri contatti o sia stato identificato. In caso contrario, la testimonianza resta a discrezione del cittadino. Questione diversa è il soccorso nel caso in cui un soggetto assista a un incidente stradale grave: l’intervento del cittadino, allora, diventa obbligatorio ed i trasgressori rischiano fino a un anno di reclusione e una multa fino a 2.500 euro.

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