Via libera del Consiglio dei ministri all’assestamento di bilancio, ovvero il documento che dovrebbe mettere nero su bianco il tesoretto da portare a Bruxelles per evitare la procedura di infrazione sul debito, che doveva essere discussa martedì dal Collegio dei commissari Ue ma è stata rimandata di almeno 24 ore. È arrivato infatti l’ok a un decreto ad hoc con “misure urgenti in materia di miglioramento di saldi di finanza pubblica”. Il decreto, di fatto, “congela” i risparmi di reddito di cittadinanza e quota 100 per l’arrivo di domande inferiori a quanto inizialmente stimato: si tratta di circa 1,5 miliardi di euro. Nessun impegno, invece, per il 2020, anno sul quale insistono molto i ‘falchi’ Ue come il commissario Günther Oettinger.

In sostanza i risparmi delle due misure verranno utilizzati per la riduzione del deficit, come peraltro già previsto dalle legge di Bilancio. L’assestamento di bilancio in termini di competenza mostra un miglioramento di circa 1,9 miliardi di euro del saldo netto da finanziare e 3,4 miliardi del saldo di cassa. Il governo si è impegnato inoltre al rispetto del target di deficit al 2,04% concordato con la Commissione europea lo scorso dicembre. La decisione è arrivata a poche ore dall’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che aveva spiegato come il “trend positivo” della finanza pubblica e la “solidità” di fondo dell’economia italiana non giustifichino, a sua avviso, la procedura: un intervento importante alla vigilia delle decisioni che saranno prese a Bruxelles. Un plauso alle parole del capo dello Stato è arrivato dal presidente della Camera: “Condivido in pieno le parole di Mattarella e non credo che ce ne sia assolutamente bisogno – ha detto Roberto Fico – Mi aspetto che il presidente del Consiglio faccia quello che sta facendo, ovvero un dialogo serrato con l’Unione Europea, sia in vista delle nomine che in vista di una possibile procedura di infrazione”.

La posizione di Mattarella viene spiegata con i numeri dal ministero dell’Economia. Con l’assestamento votato oggi, spiega una nota del Tesoro, il governo “ritiene ampiamente ‘compliant’ con le regole del Patto di stabilità e crescita il quadro di finanza pubblica” e i provvedimenti annunciati “creano le condizioni per rendere ingiustificato l’avvio di una procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia”. Nel 2019, spiega via XX Settembre, “l’indebitamento netto dell’Italia si ridurrà di 7,6 miliardi”, circa 0,4 punti, “rispetto alle previsioni del Def di aprile”. Il Tesoro precisa “il pacchetto approvato dal Consiglio dei ministri si compone del ddl di assestamento del bilancio 2019 che certifica una correzione di 6,1 miliardi di euro”, comprese “le misure fuori dal perimetro del bilancio dello Stato, e del decreto-legge per il congelamento di 1,5 miliardi” per il minor utilizzo delle risorse per reddito e quota 100.

Nel dettaglio, il ministero guidato da Giovanni Tria, spiega che nel 2019 “il conto delle Pubbliche Amministrazioni registra maggiori entrate tributarie e contributive per 3,5 miliardi di euro e maggiori entrate non fiscali – che comprendono gli utili e i dividendi – per ulteriori 2,7 miliardi”. Con il ddl per l’assestamento del bilancio arrivano 1,5 miliardi “per finanziare l’integrazione del Fondo sviluppo e coesione, il finanziamento del TPL per 300 milioni, l’integrazione delle risorse per la misura “Card diciottenni” e per il funzionamento dell’Agenzia dell’entrate”.

Altri “204 milioni di euro netti” vanno al Fondo politiche sociali, all’Università e al Fondo per il diritto allo studio: “Tali maggiori spese – spiega la nota – sono parzialmente compensate da minori spese per erogazioni associate alle deferred tax assets (DTA) e minori interessi”. L’aggiustamento strutturale di bilancio cui il governo punta con la correzione “sarà pari a oltre 0,3 punti percentuali di Pil”. Il ministero dell’Economia raffronta l’impegno con un peggioramento strutturale di 0,2 punti percentuali previsto nell’accordo di dicembre. Il pacchetto, specifica il Mef, consente di abbattere il deficit senza “penalizzare l’impegno del governo a favore della crescita economica, della coesione sociale e della stabilità finanziaria del Paese, tutte priorità che verranno confermate anche nella prossima legge di Bilancio 2020″.

Nella giornata dell’ok al provvedimento anti-procedura restano tuttavia gli attriti nel governo, stando ai retroscena, dovuti all’assenza del vicepremier pentastellato, che non è andata giù al collega leghista. Anche se Luigi Di Maio ha fatto sapere che la sua assenza era stata “comunicata una settimana fa”, mentre dal fronte leghista la reazione è stata più fredda: se il leader del Carroccio ha ufficialmente smentito ogni tensione, secondo alcune indiscrezioni se la sarebbe presa proprio con il socio di governo (“Mi attacca e poi non si presenta?”, avrebbe detto ai suoi). “Nessuna polemica con Di Maio o altri, abbiamo solo tanto lavoro”, ha detto però Salvini poco dopo.

Le tensioni oggi riguardano il caso Autostrade e il fatto che i 5 stelle insistano sulla richiesta di revoca della concessione su tutta la rete. E proprio sul punto Di Maio ha insistito durante una diretta Facebook fatta in giornata: “Non c’è stato nessun attacco a Matteo Salvini – è la giustificazione data da fonti vicine al vicepremier M5s, – bensì una richiesta di fare squadra alla Lega sul caso Autostrade, dopo che nei giorni scorsi da esponenti leghisti erano arrivate dichiarazioni pubbliche in disaccordo con la proposta di revoca della concessione. Punto per noi invece fondamentale al fine di fare giustizia verso chi ha perso la vita nella tragedia del Ponte Morandi”.

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