Quarantuno anni senza manicomi ma la salute mentale continua a soffrire. A causa di investimenti scarsi e carenza di personale la capacità assistenziale finora è riuscita a soddisfare poco più della metà (il 55,6 per cento) del fabbisogno nazionale, secondo una stima della Società italiana di epidemiologia psichiatrica (Siep). Spinto dall’urgenza di trovare una soluzione il Ministero della Salute ha allora istituito un tavolo tecnico sulla salute mentale, che mercoledì 26 giugno si è riunito per la prima volta. “Dopo un vuoto di 15 anni finalmente i servizi psichiatrici tornano a far parte dell’agenda politica” dichiara al fattoquotidiano.it Fabrizio Starace, presidente Siep e membro del tavolo. Uno degli obiettivi sarà verificare l’implementazione delle linee guida e l’appropriatezza e la qualità dei percorsi di trattamento. “Sarà difficile trovare delle realtà in grado di applicare gli standard richiesti purtroppo. Nei Centri di salute mentale gli interventi psicoterapici, cardini nella cura di schizofrenia, depressione e ansia sono garantiti a un paziente su dieci. Con pochi psicologi a disposizione e lunghe liste di attesa si è costretti a ricorrere all’intervento farmacologico”. Per tutti una sconfitta.

Il ministro della Salute Giulia Grillo, che sempre ieri assieme al suo staff ha presentato l’ultimo Rapporto sulla salute mentale in Italia (relativo all’anno 2017), si augura i primi risultati entro l’autunno. Perché non c’è più tempo di restare a guardare un comparto della sanità così trascurato. “Le malattie mentali – ha dichiarato il ministro – compromettono tutti gli aspetti della vita di una persona, compresa la sua famiglia e hanno prospettive di guarigione molto lunghe. Per questo la presa in carico è molto complessa e oggi richiede nuovi investimenti. C’è necessità di potenziare soprattutto l’assistenza domiciliare e il supporto lavorativo”.

Dal rapporto emerge che nel 2017 ci sono stati 851mila utenti psichiatrici, cioè 40mila in più rispetto all’anno precedente. Di cui oltre la metà donne (il 53,5 per cento) e quasi il 70 per cento con più di 45 anni. E che le patologie diagnosticate sono legate al genere: i disturbi schizofrenici, di personalità, da abuso di sostanze, e il ritardo mentale sono maggiori nel sesso maschile; mentre quelli affettivi, nevrotici e depressivi colpiscono in prevalenza il sesso femminile. In particolare per la depressione il tasso delle donne (48,3 per diecimila abitanti) è quasi il doppio rispetto a quello degli uomini (29,2).

Risultano poi ancora troppo penalizzati gli interventi a domicilio (il 7,9 per cento) e l’attività psicologica psicoterapica (il 6,5 per cento). Tra i farmaci monitorati, antidepressivi, antipsicotici e litio, i primi sono quelli che registrano la spesa più alta: oltre 350 milioni di euro lordi per più di 35 milioni di confezioni. In continuo calo i trattamenti sanitari obbligatori (tso): 7608, contro i 7963 del 2016 e gli 8289 del 2015. “Anche i metodi di contenzione meccanica vanno assolutamente ridotti – ammonisce Starace -. Rappresentano una gravissima lesione dei diritti umani. Da quanto mi risulta solo Lombardia ed Emilia Romagna si sono dotate di un registro per il monitoraggio di queste pratiche. Ma è fondamentale attivare un controllo a livello nazionale per evitare situazioni di abuso”.

Persiste poi una grande diseguaglianza dei finanziamenti tra Nord e Sud. A rimarcarlo è stato Claudio D’Amario, direttore generale della programmazione sanitaria, nel corso della presentazione del rapporto: “C’è bisogno di standardizzare i finanziamenti, di migliorare la formazione di operatori e medici di medicina generale, e di promuovere  progetti di cura personalizzati”. I cosiddetti ‘budget di salute’, strumenti che consentono percorsi di cura costruiti sui bisogni del paziente e integrati con il contesto sociale. Cosa ben diversa da un modello di welfare erogativo, che cioè fornisce un’assistenza frammentata e quindi meno efficace. Ma per un’adeguata presa in carico del paziente serviranno sicuramente nuove assunzioni. Tra il 2017 e il 2016 i servizi psichiatrici hanno perso circa tremila operatori (tra medici, infermieri, psicologi, educatori). E per il futuro la situazione è destinata a peggiorare. “Già oggi – avverte il presidente Siep – in molte regioni sono sotto organico e, entro il 2025, mancheranno quasi mille psichiatri per raggiunti limiti di età. Le carenze principali saranno in Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna”.

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