È morto dopo 24 ore di agonia un giovane che venerdì sera era rimasto ferito nel tentativo di scavalcare le cancellate dell’università La Sapienza di Roma per partecipare a un party non autorizzato dal rettore. Il 26enne, Francesco Ginese, originario di Foggia, era stato operato d’urgenza al Policlinico Umberto I nel pomeriggio di sabato, ma non ce l’ha fatta: la recisione dell’arteria femorale è risultata fatale. Da sabato sui social era scattata una gara di solidarietà per invitare alle donazioni di sangue in favore del giovane.

Sono in corso le indagini sulla dinamica dell’incidente: le porte d’ingresso dell’ateneo erano aperte, forse quindi il ragazzo voleva evitare di pagare il ticket d’ingresso per accedere alla “Notte Bianca-Sapienza porto aperto” superando le mura di cinta di viale dell’Università ma si infilzato la gamba con la cancellata ed è poi caduto a terra. Attorno alle “notti bianche” della Sapienza, organizzate da alcuni collettivi studenteschi, da settimane continuano ad esserci tensioni con il rettore. 

Eugenio Gaudio, a Il Messaggero, aveva espresso parole di condanna per le iniziative: dibattiti, aperitivi musicali e dj-set con migliaia di persone in orari serali. Il rettore, a fine maggio, aveva spiegato al quotidiano romano che gli spazi all’interno de La Sapienza vengono concessi in base “a norme approvate con i rappresentati degli studenti, risultato di decisioni collegiali, prese dagli organi di governo dopo un’approfondita meditazione. E, ovviamente, è vietato vendere alcolici o pretendere il pagamento di un biglietto di ingresso. Noi non siamo al di fuori di queste leggi”.

“Il sospetto che viene – aveva aggiunto – è che si pensi di fare un’operazione che di culturale non ha nulla, visto che viene richiesto il pagamento di un biglietto di ingresso. Insomma: qui non siamo di fronte ad una normale serata tra studenti, ma c’è qualche interesse dietro”. Sempre Il Messaggero, nelle scorse settimane, aveva dato conto di un’informativa consegnata dalla Digos nella quale veniva avanzata l’ipotesi di “violenza privata” nei confronti di 21 persone per l’organizzazione dei party in orari serali.

La Sapienza ha diffuso una nota in cui “esprime profondo dolore per la morte assurda del ragazzo che si era gravemente ferito nella notte tra venerdì e sabato e manifesta solidarietà alla famiglia, così duramente colpita con la perdita di un figlio brillante e promettente”. In merito alla “Notte bianca”, l’ateneo spiega che “quando ha notizia dell’organizzazione di eventi non autorizzati, provvede sempre, come anche nel caso in questione, ad una preventiva formale comunicazione alle autorità di pubblica sicurezza”.

Inoltre, si legge sempre nella nota, “qualora tali eventi non autorizzati dovessero effettivamente svolgersi, contravvenendo al Regolamento in materia e/o forzando gli accessi agli spazi universitari, l’Ateneo procede sempre a presentare un esposto alla Procura della Repubblica”. Dall’università fanno sapere che “rattrista grandemente che nonostante i ripetuti moniti, divieti e denunce a evitare comportamenti non consentiti e rischiosi per l’incolumità, si sia verificato un gravissimo incidente che è costato una giovane vita”.

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