La situazione economica in Italia è troppo drammatica per poterci scherzare su. Siamo entrati in una stagnazione che pare non finire“. Sono le parole pronunciate ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, dall’economista Giulio Sapelli, che spiega: “La politica interna e quella economica di un Paese dipendono sempre dalla politica estera, quindi non giovano queste divisioni sul piano dei rapporti internazionali. In un momento di grandi divisioni tra le banche centrali e le superpotenze noi facciamo la fine del vaso di coccio. Questo è molto negativo per un Paese che invece ha bisogno del sostegno internazionale, soprattutto degli investitori esteri“.

E aggiunge: “Per fortuna il dibattito sui minibot si è spento subito per l’immanità del modo con cui è stato posto e per la debolezza teorica con cui è stato affrontato. Draghi contro Trump? ? Il fatto che Draghi abbia detto che continuerà con il QE è un modo per allontanare il momento delle decisioni, ma naturalmente questa politica non aiuta la ripresa, per la quale ci vuole ben altro. Ci vogliono gli investimenti. La procedura di infrazione nei confronti dell’Italia? Francia e Belgio hanno ricevuto procedure d’infrazione, ma nessuno ne parla sui giornali. Solo noi abbiamo una borghesia che tifa per la troika e per la procedura d’infrazione. Invece di farne un momento di unità nazionale, ne fa un momento di guerra manzoniana tra poveri“.

Sapelli puntualizza: “Di cosa bisognerebbe parlare in questo momento? Di investimenti e di riforma della pubblica amministrazione, che è stata distrutta con le leggi Bassanini, con la terribile riforma fatta dalla Madia e con la privatizzazione di una parte del nostro apparato statale, cioè con la patrimonializzazione e la consegna di una parte dello Stato agli interessi privati. Questo è il vero problema. Le tasse si devono abbassare determinate imprese, ma se non riformi la PA – continua – hai poco da abbassare fiscalmente. Il professor Conte, allievo di Guido Alpa ed esperto di ‘delegiferazione’, doveva appunto ‘delegiferare’. Finora non ho visto un etto di questa ‘delegiferazione’ e semplificazione, anzi con questo governo abbiamo cose ancora più complicate. Fanno robe assurde. I consulenti? Non servono a niente. Si sa quando una impresa è malata, e cioè quando l’imprenditore non ha più le forze. I consulenti poi ti dicono quello che vuoi sentirti dire”.

E chiosa: “Un tempo gli Stati si affidavano agli intellettuali, non ai consulenti. Quello che bisognerebbe fare lo ha detto Paolo Savona nella relazione alla Consob. Basta leggere quello che c’è scritto in quella relazione, togliendola dal polverone mediatico. Lì c’è la ricetta. Naturalmente noi vecchi siamo dimenticati. Comunque, la politica ha tutte le possibilità di andare avanti. Le idee ci sono, ma ci vogliono forza e coraggio politico – conclude – Ed è anche necessario sottrarsi agli interessi che tengono in piedi questo sistema di strangolamento dell’Italia. Nulla avviene mai per caso. Ci sono dei pregiudizi nei confronti dell’Italia, ma poi bisogna applicare delle politiche economiche, non solo lamentarsi e andare sugli Champs Elysées e insultare il presidente”.

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