I giudizi espressi da enti sovranazionali sull’Italia spesso sono “pregiudizi” e non tengono conto della ” forza competitiva delle nostre imprese” e del “nostro buon livello di risparmio“. Comincia così il primo discorso ai mercati di Paolo Savona da presidente della Consob. L’ex ministro per gli Affari Europei, che Luigi Di Maio e Matteo Salvini volevano al Tesoro, da Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa, ha analizzato innanzitutto la situazione del debito italiano oggetto di una possibile procedura d’infrazione Ue. Per Savona non esiste “una risposta univoca su quale sia il legame ottimale tra debito pubblico e Pil” e “se la fiducia nel Paese è solida e la base di risparmio sufficiente, livelli di indebitamento nell’ordine del 200% rispetto al Pil non contrastano con gli obiettivi economici e sociali perseguiti dalla politica”. Inoltre, definisce così “i sospetti sulla possibilità di insolvenza del nostro debito pubblico oggettivamente infondati“. Se venisse applicato il “criterio di razionalità” per cui la sostenibilità del debito pubblico risulta garantita nel momento in cui il suo saggio di incremento resta mediamente sotto al saggio di crescita del Pil, “si restituirebbe ai debiti sovrani, incluso quello italiano, la dignità di ricchezza protetta che a essi attribuiscono giustamente gli investitori”.

Ad assistere alla prima di Paolo Savona e alla presentazione della sua relazione annuale al mercato tutti i principali attori finanziari, riuniti nell’ex Salone delle grida. Per il governo il dottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti e il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli siedono in sala, con loro anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Savona esordisce citando il mito della caverna di Platone e sottolineando che “è compito di chi riveste posizioni di vertice della politica, dell’economia e dei mezzi di informazione rafforzare la luce e abbassare i toni per ristabilire la fiducia sul futuro del Paese”.

Infatti, a suo parere “i giudizi non di rado espressi da istituzioni sovranazionali, enti nazionali e centri privati, appaiono prossimi a pregiudizi, perché resi su basi parametriche finanziarie convenzionali che non tengono conto dei due pilastri che reggono la nostra economia e società”, appunto la competitività delle imprese e i risparmi degli italiani. “Il potere di valutare il rischio di rimborso” dei titoli di Stato italiani “si è trasferito sul mercato senza un adeguato contrasto alla speculazione – sostiene Savona – che non di rado trova alimento nell’attitudine delle autorità a usarlo come vincolo esterno per indurre gli Stati membri a rispettare i parametri fiscali concordati a livello europeo”.

Regole che, afferma Savona, sono prive del “consenso democratico necessario”. Il motivo? “Con la decisione di aderire all’euro fin dall’inizio – spiega – l’Italia ha accettato di far convergere il debito pubblico verso il 60% del Pil senza prima definire a livello interno e a quello europeo una politica di rientro dai 45 punti percentuali in eccesso, priva di caratteristiche deflazionistiche“.

Savona continua sottolineando che “per la comunità europea e globale l’Italia non rappresenta un problema finanziario, ma una risorsa alla quale molti Paesi attingono per soddisfare le loro necessità”. “Contrariamente a importanti paesi sviluppati”, come Usa, Regno Unito, Canada e Francia, “l’Italia non assorbe flussi di risparmio dall’estero ma ne cede in quantità superiori al suo debito pubblico”, disponendo dal 2013 di “flussi di risparmio in eccesso rispetto all’uso interno”.

“Un contributo significativo alla stabilità finanziaria verrebbe dalla creazione di un titolo europeo privo di rischio (European safe asset)” mentre “l’unico safe asset esistente oggi in Europa è di fatto il Bund tedesco“, prosegue il presidente della Consob, secondo cui l’European Stability Mechanism “dovrebbe utilizzare i fondi raccolti con i safe asset per concedere prestiti agli Stati membri che disporrebbero di una fonte alternativa e a basso costo per il rifinanziamento del loro debito pubblico”.

“Ricreando la fiducia sulla solvibilità finanziaria del Paese si reinnesterebbe il circolo virtuoso dello sviluppo, che non è formato dal solo innalzamento della crescita materiale, ma da tutte le componenti della società. Avrebbe così fine quella che è stata autorevolmente definita ‘l’era del risentimento’ in cui viviamo e si recupererebbe l’era delle speranze di portare la globalizzazione e le innovazioni tecnologiche al servizio di tutti”. Così Savona ha concluso il suo primo discorso all’incontro annuale con il mercato finanziario.