Dopo il decreto del Presidente Donald Trump che vieta alle aziende statunitensi di fare affari con Huawei, c’è un susseguirsi continuo di notizie positive e negative, dominate più dall’incertezza che dai fatti concreti. A questo giro ci sono buone notizie per lo smartphone Honor 20 Pro e per la vendita dei notebook, previsioni di vendita funeste e ipotesi strampalate di rimborso ai clienti privati.

Il posticipo di 90 giorni firmato dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha congelato la situazione al 20 maggio scorso, consentendo a Huawei di proseguire gli affari fino al 19 agosto prossimo. La spada di Damocle che aleggia sul futuro dell’azienda cinese però sta influenzando mercati, consumatori e aziende.

Honor 20 Pro

 

Gli esperti finanziari di Bloomeberg hanno calcolato che il calo dei volumi di spedizione di smartphone Huawei su base globale potrebbe attestarsi fra il 40 e il 60 percento. Il fondatore e presidente del gruppo cinese Ren Zhengfei stima ufficialmente il danno in circa 30 miliardi di dollari di fatturato nei prossimi due anni.

Chiarito che per chi ha già uno smartphone Huawei non cambia nulla, il problema si pone per i futuri acquirenti, sempre che Huawei non tiri fuori dal cappello a tempo di record il sistema operativo proprietario e uno store alternativo come il portoghese Aptoide. In questo caso l’abbandono di Google, Facebook e degli altri produttori software statunitensi avrebbe un effetto relativo o nullo all’atto pratico. Resterebbe comunque da valutare l’approccio psicologico dei potenziali acquirenti.

In quest’ambito è spuntata un’indiscrezione da prendere con le pinze, ma che ha più di una possibile interpretazione. Secondo quanto riportato dal sito specializzato Revü, nelle Filippine potrebbe essere avviato un programma di rimborso del 100% del valore dello smartphone acquistato, qualora non fosse più possibile usarlo per accedere alle app di Facebook e Google. Potrebbe essere una bufala, ma anche una provocazione, un tentativo azzardato di contenere il calo delle vendite, un esperimento in un mercato circoscritto e relativamente piccolo, oppure un sintomo della grande fiducia che Huawei ha nei suoi mezzi per non interrompere i servizi. Tramite Aptoide o, viaggiando con la fantasia, grazie a una proroga bis dei tempi di applicazione del divieto di Trump, su cui vociferano fin dall’inizio fonti non ufficiali e non confermate. Difficile a dirsi, certo è che con una prospettiva di calo delle vendite del 60% i vertici dell’azienda potrebbero decidere che vale la pena fare una “proposta indecente” come il rimborso totale.

In quest’ambito può avere una certa rilevanza una notizia battuta dall’agenzia di stampa Reuters, secondo cui alcuni fornitori di Huawei – anche Qualcomm e Intel starebbero tentando di fare pressioni sul governo degli Stati Uniti per tentare almeno di alleggerire il divieto del Governo. Secondo alcune persone informate sui fatti, Intel e Xilinx avrebbero già avuto un incontro con il Dipartimento del Commercio a fine maggio “non tanto per aiutare Huawei ma per prevenire i danni alle aziende americane”, che sono stati approssimativamente quantificati in svariati milioni di dollari.

I fatti concreti intanto arrivano proprio dagli Stati Uniti, dove i notebook Huawei Matebook sono tornati in vendita nello store online di Microsoft. Senza commenti o dichiarazioni ufficiali, erano spariti dalla rosa dei modelli in vendita, allo stesso modo sono riapparsi.

La luce in fondo al tunnel si è accesa anche per lo smartphone Honor 20 Pro, presentato all’indomani del bando statunitense e su cui c’erano seri dubbi sulla commercializzazione, dato che mancava la certificazione Google. Adesso è arrivata, e il prodotto è ufficialmente in vendita in Italia a 599 euro.

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