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La mostra che vi immerge negli ultimi giorni di Pompei: il percorso in cinque sale

L'ho vista a Barcellona, dove rimarrà fino al 29 giugno. Si sviluppa su 1.000 m² per una visita da una novantina di minuti che mescola oggetti reali, ricostruzioni e tecnologia
La mostra che vi immerge negli ultimi giorni di Pompei: il percorso in cinque sale
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Quando ho ricevuto l’email con oggetto “ultimi giorni” ho sorriso per il riuscito calembour. Gli ultimi giorni di Pompei, come nel romanzo di Bulwer-Lytton; pensavo davvero che la mostra stesse per chiudere i battenti, mentre a Barcellona è appena arrivata.

L’esperienza che vi farà rivivere la drammatica eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è un percorso immersivo realizzato da Layers of Reality, lo studio di produzione audiovisiva e tecno logica fondato a Barcellona nel 2017 che in pochi anni si è affermato come leader europeo nel settore delle Extended Reality (realtà virtuale e aumentata). Ha già girato diverse città in tutto il mondo, superando gli 850.000 visitatori complessivi, ed è stata premiata dal National Geographic come miglior mostra storica del 2024. A Barcellona ha aperto lo scorso 20 di marzo (al Palau Victòria Eugènia / IDEAL Montjuïc) dove rimarrà fino al 29 giugno.

Non è una mostra tradizionale con tanti pannelli da leggere. Si sviluppa su cinque sale che occupano circa 1.000 m² in un percorso di una novantina di minuti che mescola oggetti reali, ricostruzioni e tecnologia.

Sala 1 – Il percorso inizia con i reperti: vetri romani, attrezzi, utensili domestici, sculture e oggetti della vita quotidiana che restituiscono il contesto di una città romana fiorente prima dell’eruzione.

Sala 2 – Subito dopo si accede a un’esperienza di realtà virtuale: seduti su sedie che ruotano a 360° e con occhiali 3D, un video coinvolgente porta il visitatore dentro Pompei antica, tra le strade della città e nell’arena, dove si assistono corse di carri e combattimenti di gladiatori. Un primo assaggio adrenalinico della vita romana.

Sala 3 – Il cuore della mostra è la sala immersiva con proiezioni a 360° della durata di circa 26 minuti. Il visitatore si ritrova in mezzo alle strade di Pompei mentre il Vesuvio erutta: il cielo si oscura, la cenere cade fitta, i rumori e le urla creano un forte senso di ineluttabilità. È terrificante.

Sala 4 – Solo dopo l’eruzione si passa alla sala dei calchi di gesso. Le figure umane, imprigionate nelle cavità lasciate nella cenere e nel lapillo solidificato, colpiscono profondamente. Corpi sorpresi nella fuga, nel sonno o mentre cercavano di proteggersi: dopo l’immersione nella catastrofe, diventano persone vere ferme in un istante di duemila anni fa.

Sala 5 – Il culmine del percorso è l’esperienza nel metaverso: con occhiali 3D si entra in una ricostruzione di una villa romana (tipo Villa dei Misteri). Qui si cammina liberamente nello spazio virtuale tra affreschi, giardini, peristili e stanze, in quella che risulta l’esperienza più suggestiva di tutta la mostra.

Nel frattempo, a circa mille chilometri di distanza, Pompei continuava a raccontare le sue
storie. Nella necropoli di Porta Stabia venivano rinvenuti i resti di due uomini morti durante l’eruzione. Uno, più giovane, probabilmente travolto da una corrente piroclastica. L’altro, adulto, fuggiva verso il mare con una lucerna in mano, dieci monete di bronzo e un mortaio di terracotta sulla testa per ripararsi dai lapilli. Grazie all’intelligenza artificiale gli archeologi hanno ricostruito i suoi ultimi movimenti: una scena drammatica e molto umana.

La mostra non è (e non vuol essere) un approfondimento scientifico, ma un’esperienza che fa rivivere l’atmosfera della città e il dramma improvviso dell’eruzione. L’ho trovata efficace soprattutto nella sala immersiva e nella villa in 3D. A Bruxelles la mostra ha appena chiuso i battenti ma in fondo Pompei non è mai davvero scomparsa.

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