La sera del 13 novembre 2015 Guillaume era al Bataclan quando tre terroristi islamici entrarono nel locale e iniziarono a sparare all’impazzata, uccidendo 90 persone. Lui, 31 anni, era riuscito prima a nascondersi tra i corpi insanguinati poi, rotolando sopra di loro, a nascondersi in un armadio dove è rimasto fino all’assalto finale delle forze di polizia che neutralizzarono il commando di jihadisti. Quell’esperienza però lo aveva profondamente traumatizzato, provocandogli attacchi di panico, depressione e ipocondria. Così, due anni dopo, il 17 novembre del 2017 il giovane si è suicidato impiccandosi nella camera della clinica psichiatrica dove era stato ricoverato un paio di mesi prima.

Ora il tribunale di Parigi ha riconosciuto che la sua morte è stata una conseguenza degli attentati del 13 novembre 2015, riconoscendolo come 91esima vittima e permettendo ai genitori di costituirsi parte civile nelle indagini sugli attentati. L’ultima parola sulla vicenda spetta ora alla Corte d’Assise che dovrà riconoscere in via definitiva il legame tra l’attacco al Bataclan e il suicidio del giovane. “Per noi è un riconoscimento. – hanno detto i genitori a Le Parisien – Noi lo sapevamo già ma avevamo bisogno dell’ufficialità, anche se non attenua il dolore. Dopo la sua morte cerchiamo solo di sopravvivere”.

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