A 50 anni non posso più parlare di figa, macchine e soldi”. Shaggy è diventato grande. Anzi, maturo. Mr. Lova Lova ripassa dall’Italia per fare da superospite nella finale di The Voice (lo era anche a Sanremo, ma fa niente) e messe le quattro frecce presso gli uffici Universal di Milano ha scambiato quattro amabili chiacchiere con i colleghi di RollingStone. Non è bastato l’album cointestato con Sting (si, ecco, erano in due a Sanremo, ma è uguale) di un annetto fa, Orville Richard Burrell è rientrato immediatamente in studio per il nuovo lavoro: Wah Gwann?!. Battere il ferro finchè è caldo. Vecchio adagio, ma sempre valido. “È il mio disco più consapevole. Sto invecchiando, ho fatto un sacco di roba, sento che è il momento di insegnare e condividere la mia esperienza. Non posso parlare di macchine, figa e soldi, capisci? Si cambia, e se non cambi sei stagnante – ha affermato l’autore dei folgoranti (e folgorati) It’ wasnt me e Boombastic che poi ha rivelato un segreto sul suo esordio – quando ho iniziato, nessuno mi prendeva sul serio perché non sembravo giamaicano. Non avevo dread, non avevo l’accento, non fumavo erba. La gente si chiedeva chi cazzo fossi. Quella è stata la mia fortuna. Li ho stupiti”.

L’ospitata a The Voice diventa poi monito verso il figlio Robb che non sembra animato né dal sacro fuoco dell’arte né dall’idea di concorrere per affermarsi: “È proprio contro le cose commerciali. Gli dico sempre che dovrebbe fare cose più ascoltabili, che se poi gli va bene un disco ci campa tutta la vita. Ma niente, non mi ascolta”. Parole sante e sagge Shaggy. Postilla. Secondo RollingStone per l’ultimo album non sembra ci si debba strappare i capelli: “è un tentativo non troppo originale di omologarsi al pop anno domini 2019”. Tanto c’è Boombastic.