QUEL GIORNO D’ESTATE di Mikhael Hers. Con Vincent Lacoste, Isaure Multrier, Stacy Martin. Francia 2018. Durata: 106’. Voto: 4/5 (DT)

Parigi oggi in estate. David pota rami degli alberi, incontra per caso e frequenta una ragazza appena trasferitasi in città, trotterella tra casa sua e quella della sorella Sandrine e della nipotina di 7 anni Amanda cresciuta senza padre. Poi una sera Sandrine va a un pic-nic al Bois de Vincennes e viene falciata con altre decine di persone dai proiettili di un attacco terroristico (presumibilmente islamico). David muto e sconvolto si farà carico di crescere Sandrine tra pratiche burocratiche, ritardi, corse, abbracci e incomprensioni. Delicata e dolorosa ricognizione della perdita ed elaborazione del lutto che scivola e penetra dentro al cuore dello spettatore, a sua volta ignaro, sorpreso, avvinto dal turning point narrativo della storia.

Poeticamente Un Raggio verde post Charlie Hebdo fatto di cose, persone, e sentimenti semplici: lettere scritte a mano, passeggiate in bicicletta, magliettine sgualcite, sorrisi che avvolgono, lacrime che rigano gote e gonfiano gli occhi. Nessuna spettacolarizzazione del sangue o del desiderio di vendetta, perché l’angoscia del nuovo millennio è un’entità invisibile e incomprensibile riassunta e pigiata nell’inconscio fragile dei personaggi, suonata come un minuetto proteso verso la rinascita futura. La piccola Isabella Multrier è un intenso e nitido groviglio di dolore e speranza. L’ultima sequenza sugli spalti di Wimbledon un tuffo al cuore.

Film in uscita, da Quel giorno d’estate a Rocketman e Godzilla II: cosa ci è piaciuto e cosa decisamente no

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