Per Matteo Salvini è “limato e pronto da approvare già domani in cdm”, per Luigi Di Maio e Giuseppe Conte manca ancora “il necessario esame del Quirinale“. I soci di governo, dopo il consiglio dei ministri fiume del 20 maggio, si dividono sul decreto Sicurezza bis. Ma a frenare questa volta è lo stesso premier che ha deciso di intervenire per ribadire la necessità che prima si esprima il Colle: “Quando c’è un decreto legge dobbiamo rispettare il ruolo del Capo dello Stato”, ha detto parlando con i giornalisti, “c’è un vaglio da parte della presidenza della Repubblica un po’ più incisivo rispetto a un provvedimento ordinario. Stiamo parlando di una decretazione d’urgenza quindi è normale ascoltare il Quirinale e avere la possibilità da parte del presidente Mattarella di raccogliere tutte le eventuali valutazioni e gli approfondimenti”. Il provvedimento è stato contestato nei giorni scorsi anche dall’Onu: “Va fermato”, è la posizione delle Nazioni Unite.

Conte solo ieri è stato attaccato dal sottosegretario del Carroccio Giancarlo Giorgetti come “persona non di garanzia”, ma oggi ha sminuito i problemi interni all’esecutivo: “Non c’è”, ha detto, “nessuna crisi, nessun diverbio, abbiamo affrontato i temi all’ordine del giorno e ci siamo aggiornati. Nessuna rissa come ho letto, nulla di tutto questo”. Secondo il premier la decisione di avviare i provvedimenti, ovvero il decreto Sicurezza bis e quello sulla famiglia, senza arrivare al voto già ieri era previsto. Quello sulla sicurezza è “un decreto complesso che presenta vari profili che vanno approfonditi ancora. All’ordine del giorno c’era l’avvio dell’esame e non l’approvazione. Quello che è successo è normale ed era anticipato dalle premesse, nella consapevolezza che andava approfondito”.

Intanto rimane alta la tensione tra Luigi Di Maio e il ministro dell’Interno. La Lega, secondo Luigi Di Maio, sta diventando “paranoica” e il “nervosismo” del Carroccio è “da campagna elettorale”: “Io voglio andare avanti, ma non si può minacciare una crisi di governo ogni giorno”, ha detto a Mattino Cinque. Quindi ha parlato di rapporti con Salvini “meno efficaci di prima”, in particolare “da quando è cominciato il caso Siri: evidentemente sono arrabbiati”. Ma il Movimento, “non è il partito delle procure”: “Dalla Lega stanno diventando paranoici. Bisogna mantenere la calma, capisco il nervosismo da campagna elettorale, ma non si deve portare il Paese allo scontro tra la destra e la sinistra”. E sulle accuse di Giorgetti a Conte: “Mai abbiamo avuto un presidente di garanzia come Conte. Questo presidente del Consiglio è di garanzia di tutte e due le forze politiche. Dire che è di parte è, secondo me, indice di nervosismo…”. Quindi ha chiuso: “E’ un attacco ingiusto”. Quanto a ieri sera: “Nessuno ha litigato”, ha continuato. “L’unica questione è che ci sono delle osservazioni dal Colle ed è giusto che nei prossimi giorni ci siano delle interlocuzioni con il capo dello Stato per risolvere tutti i dubbi”.

Sull’altro fronte Salvini insiste a voler portare a casa il decreto Sicurezza bis prima del voto per le Europee. “Si occupa di lotta a camorra e scafisti, difesa di poliziotti e carabinieri in strada, dà più potere alle forze dell’ordine, combatte la violenza fuori dagli stadi”, ha detto A Uno Mattina. “Sono 17 articoli pronti, limati ieri notte. Il decreto è pronto, io sono pronto, non è un testo che serve a Salvini, ma agli italiani e prima viene approvato meglio è. Se qualcuno dice ‘facciamo dopo le elezioni perché sennò gli italiani votano Lega’ fanno un ragionamento sciocco”. Questa mattina l’ufficio legislativo del Viminale si è messo al lavoro sulle “osservazioni formulate”: “Il testo non può essere stravolto”, hanno fatto sapere fonti interne al ministero, “si tratta di ulteriori limature, come già avvenuto in occasione del Dl dello scorso anno. Si tratta di un testo solido e completo che già contiene tutte le necessarie coperture finanziarie”.

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