Non si può dire che passerà inosservato lo sbarco di Vittorio Sgarbi a Rovereto, come presidente del Mart, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea. Un incarico fortissimamente voluto dalla giunta del presidente della Provincia, il leghista Maurizio Fugatti. Prima ancora di arrivare, il deputato di centrodestra si è fatto annunciare da una querela per diffamazione nei confronti del consigliere provinciale del M5s, Alex Marini. Il motivo? “Ho dato mandato all’avvocato Giampaolo Cicconi di procedere contro Marini per avere dichiarato, contro la verità, che la mia nomina dipende da rapporti personali con Fugatti”. Insomma, Sgarbi non vuole fare la figura del raccomandato per ragioni politiche.

Il consigliere aveva tirato in ballo “la comune militanza sui banchi del Parlamento”. Proprio a questo si appiglia Sgarbi: “Niente di più falso. Io sono stato in Parlamento dalla XI alla XIV legislatura, prevalentemente, come ora, nel gruppo misto. Fugatti dalla XV alla XVI, nel gruppo della Lega. Io non l’ho mai conosciuto e mai visto in Parlamento. Neanche nella XVIII, che egli ha percorso per un tratto, fino alla elezione alla presidenza della Provincia di Trento”. E allora? “Io l’ho visto la prima volta solo il giorno che si è dimesso e l’ho poco dopo incontrato a Brentino Belluno per andare insieme al Mart. Lì mi ha comunicato le sue intenzioni. Nessuna conoscenza. Nessuna intesa in Parlamento. Nessuna complicità personale o politica. Per le insinuazioni del consigliere 5 stelle, che tanto ama l’infallibile magistratura, ma non si documenta, non resta che la querela per diffamazione”. L’eventuale risarcimento? “Sarà destinato al Mart”.

“Sgarbi lo querelo io, perché mi ha variamente insultato – replica Marini – A suo avviso sarei un ‘inetto‘, ‘lautamente pagato’ per la mia ‘assoluta incompetenza‘, un ‘depensante’ (cioè un soggetto privo della capacità di pensare con la propria testa), uno che si arricchisce grazie alla propria palese mancanza di competenza e un’onanista, con la destra e con la sinistra’. Sono insulti belli e buoni pronunciati nei miei confronti”. E siccome si è sentito colpito nel ruolo di amministratore pubblico, Marini ha effettuato un sondaggio on-line tra i suoi sostenitori Cinquestelle. “I voti sono stati 540, l’81 per cento dei quali a favore della querela. Pur non amando per niente l’idea di finire a parlare di queste cose in Tribunale, sto vagliando nei dettagli l’azione legale”.

Marini mesi fa aveva posto il problema dell’incompatibilità di Sgarbi (il cui incarico sarà comunque a titolo gratuito). “In base alla legge Severino, un parlamentare non può ricoprire incarichi di vertice in enti pubblici”. Poi, però, Raffaele Cantone, presidente dell’autorità anticorruzione, aveva dato il via libera, a patto che Sgarbi non abbia deleghe operative. A questo punto la giunta Fugazzi si è messa al lavoro per modificare il regolamento del museo, così da eliminare la componente operativa attribuita al presidente. “È una pagliacciata”, è stato il commento di Sara Ferrari, consigliere provinciale del Pd.

Ma Sgarbi si è probabilmente infuriato anche perché Marini ha indirizzato al presidente del consiglio provinciale, Walter Kaswalder, un’interrogazione velenosa nei suoi confronti, in cui chiede chiarimenti circostanziati sui suoi titoli professionali e sul suo curriculum vitae. Ad esempio, se davvero Sgarbi sia “professore ordinario di storia dell’arte moderna all’università per stranieri di Perugia”, come riportato di suo pugno in una comunicazione alla Camera. Il nome del critico d’arte, secondo Marini, “non figura nell’elenco dei curricula dei docenti in nessuna delle categorie ivi rappresentate: professori ordinari, associati, a contratto, affidatari o ricercatori universitari”. E ricorda come nel 2017, secondo notizie di stampa, il contratto triennale da professore straordinario fosse stato annullato perché Sgarbi risultava ancora dipendente (in aspettativa) del Ministero dei beni culturali.

Il consigliere M5s insiste chiedendo lumi sul curriculum di Sgarbi che ha detto di aver insegnato alle università di Udine (Storia delle tecniche artistiche) e Bologna (Storia della fotografia) in anni ormai lontani. E c’è un ulteriore, singolare mistero. Nel curriculum vitae presentato a marzo alla prima commissione della Provincia di Trento, “ai fini dell’approvazione del parere sulla nomina nel cda del Mart”, Sgarbi scriveva di essere già “presidente del Mart”. Una svista? Marini chiede in pratica di verificare ciò che ha scritto il presidente Fugatti il 7 maggio nella comunicazione ufficiale al consiglio provinciale: “La nomina di Sgarbi trova giustificazione nell’indiscussa esperienza maturata dallo stesso quale critico d’arte di fama internazionale, docente universitario, per gli incarichi rivestiti quale amministratore pubblico e per le attività svolte a vario titolo nell’ambito dei Beni culturali”.

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