Quest’anno si celebrano i vent’anni da quando venne svelata al Mondo la prima Pagani Zonda C12, ed è anche il 500° anniversario dalla morte di Leonardo da Vinci. Sembrano due avvenimenti completamente slegati ma non lo sono affatto, ed è lo stesso patron del marchio, Horacio Pagani, a spiegare perché. In occasione dei Motor1Days che si sono svolti all’Autodromo di Modena, Horacio Pagani si è messo al volante della Zonda n. 6, l’ha condotta fin sul palco e ha ripercorso un’avventura iniziata quando lui era solo un bambino che aveva un sogno: disegnare auto. Amava i prototipi come la Porsche 917, e le sue auto infatti si ispirano a quei modelli, sempre però tenendo presente anche i desideri di Fangio, di cui era grande ammiratore, che voleva l’auto “sicura” e con il motore Mercedes.

Quando gli chiedo da dove prende ispirazione e come la trasferisce nelle sue auto, risponde: “mi piace unire arte e scienza, una cosa che non ho certo inventato io ma che risale a Leonardo da Vinci, quando più di 500 anni fa disse che potevano camminare tranquillamente mano nella mano. Io mi sono attaccato a questa idea e cerco di mettere insieme due discipline spesso lontane l’una dall’altra”. Significa che quando si disegna qualcosa come una Pagani, bolide da 350 orari, bisogna prendere in considerazione aspetti ingegneristici ma poi bisogna darle “un tocco artistico, che la renda rinascimentale, molto italiana e dunque anche bella”.

Horacio continua: “quando disegno una macchina prima di tutto prendo la forma del corpo delle donne, perché è la cosa che appassiona di più i nostri clienti. E infatti, se si guardano le nostre auto, sono molto sinuose”. Non solo il corpo femminile, perché in realtà le ispirazioni arrivano da più parti. Ad esempio quando ha pensato alla Huayra voleva trasmettere la sensazione del decollo di un aereo e “l’aerodinamica attiva, con le ali che si muovono, la rendono molto viva: sembra che stia ballando nel vento”.

Dall’ispirazione alla realizzazione, delle sue auto Horacio Pagani dice: “sono macchine inutili ma che devono regalare un’emozione” e devono essere “leggere, sicure, confortevoli e poi curate nei dettagli, perché il dettaglio è qualcosa che il cliente scopre piano piano”. Un’auto come la Huayra, che richiede circa quattro mesi di lavoro per essere realizzata, ha 10.000 componenti, se si considera il motore come un corpo unico, e tutti vanno curati nel dettaglio: “si deve vedere che c’è manualità e arte”.

Queste vetture sembrano semplici ma in realtà sono come “un grande orologio molto complicato” e trasmettono sempre qualcosa di particolare. A proposito delle sensazioni che si provano quando si è alla guida di una macchina del genere, Horacio Pagani spiega che “all’inizio, quando salivo sulla macchina, le trovavo un difetto, un rumore, ma poi pian piano mi ha conquistato e adesso la guido da cliente. Amo il mio mestiere ma non mi innamoro delle cose che faccio perché si rischia di perdere l’oggettività. Quindi la macchina mi ha conquistato quando ho iniziato ad usarla. Dopo che la guidi da un minuto sei già suo amico, anche grazie al sound che è davvero particolare”.

Le parole d’ordine sono dedizione, costanza e determinazione nel perseguire un sogno. Ed è perfetta la frase di San Francesco d’Assisi che si legge sul sito della Pagani: “Inizia col fare il necessario, passa quindi al possibile e di lì a poco, ti troverai a fare l’impossibile”. Ma è la passione quella che alla fine ti permette di osare e Horacio Pagani la definisce come “l’energia che ogni giorno ti spinge a fare un passo in più”. E lui di passi ne ha fatti davvero tanti: a partire da quelli che l’hanno portato dall’Argentina alla Motor Valley. Dove viveva da ragazzo non c’era internet e arrivavano poche riviste e, in quelle che arrivavano, si parlava di Ferrari e di Lamborghini, che gli facevano sentire un’energia particolare.

Ecco quindi che appena ha potuto è “venuto qui, in questa terra molto generosa”. E a San Cesario sul Panaro, nella sua fabbrica, vengono costruite tra le 40 e le 45 auto all’anno che, per circa il 40% sono destinate agli Stati Uniti, il 20% all’Europa e il resto in Asia. La maggior parte dei suoi clienti sono uomini “ma ci sono anche alcune donne che sono anche belle”, come ci racconta lui stesso. Quando gli chiedo come immagina le auto del futuro, si lascia andare ad una lunga riflessione. “Il mondo si è accanito contro l’automobile come se fosse la disgrazia di tutto, la causa di tutti i problemi dell’umanità. Non possiamo pensare che siano un problema perché se compri una Ferrari, una Lamborghini o una Pagani fai 2000-3000 km all’anno e in ogni caso sono tutte auto molto leggere e inquinano meno anche per quello. Inquina di più la mancanza di responsabilità nel non dividere i rifiuti, una caldaia non a posto, una casa non curata da un punto di vista termico. Basti pensare che quando decollano due aerei a Bologna inquinano come tutte le macchine del modenese.”

Rimane comunque molto pragmatico quando parla del fatto che per le nuove normative si dovranno fare auto sempre meno inquinanti e conclude dicendo che “ci sarà un percorso, almeno nel modenese, per fare delle auto che regalano sempre emozioni. Ma arriveremo comunque alle auto elettriche. Noi stiamo progettando un’auto completamente elettrica per il 2024 e cercheremo di fare in modo che anche quella regali un’emozione, anche se non so ancora come lo faremo.”

E quando parla del futuro, Horacio Pagani spiega che “l’idea è di proseguire con questo tipo di oggetto, sempre più sofisticato e tendenzialmente sempre più costoso.” Un uomo così vivace, intellettualmente stimolante e dalla chiacchierata fluida e coinvolgente avrà mille interessi e, quando gli chiedo quali sono le altre sue passioni, la risposta è disarmante: “io ho una passione per la vita”. Un uomo che realizza auto che fanno sognare ama “le cose semplici, la natura, andare in bicicletta, leggere, ascoltare musica. Insomma le cose che sono alla portata di mano di chiunque.” Non come le auto che realizza, non certo per tutti. Anche se sognare è gratis.

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