Capitolo migranti. Da anni il Pd ha virato a destra (ho già scritto qui che gli arrivi sulle nostre coste sono in picchiata principalmente per le politiche di Marco Minniti). E parlamentari ed esponenti dem continuano col racconto salviniano: nel loro linguaggio, gli irregolari sono “clandestini” (pericolosi per definizione, dunque); a volte pure le persone appena sbarcate sono già etichettate come “clandestini”. Carlo Calenda, in un tweet di pochi giorni fa, ha rinfacciato con forza al ministro dell’Interno che il blocco delle navi dirette in Italia è tutto merito del Partito democratico. Sì, Calenda, quello di Confindustria e dei Parioli, col quale Zingaretti ha fatto la lista comune per le Europee, “Pd-Siamo europei”. Lui. Evviva.

Ci sarebbero ancora un po’ di questioni da mettere in fila, tipo le alleanze in stile Nazareno in Sicilia, o la nomina a direttrice da parte di Zingaretti della funzionaria a processo per truffa ai danni della stessa Regione Lazio (una barzelletta, sì); oppure i continui attacchi al reddito di cittadinanza (misura migliorabile, senza dubbio, ma giusta nei principi) che permetterebbe ai beneficiari di “restare sul divano a grattarsi la pancia”; o ancora il Pd umbro che salva la poltrona della presidente della RegioneCatiuscia Marini, coinvolta nello scandalo dei concorsi sanitari bloccati; ma preferisco citare un caso esemplificativo di quanto questo Pd continui a guardare a destra. Quello, cioè, della cannabis light tirato fuori da un Salvini in estrema difficoltà per la vicenda di Armando Siri. Lì, dal punto di vista della comunicazione politica, Zingaretti avrebbe dovuto dire una e una sola cosa: il Pd è a favore della legalizzazione della cannabis. Punto. E invece il nostro se n’è uscito con un “non sono mai stato a favore”. E chissene se in Parlamento ci sono tre proposte di legge dem (a prima firma, rispettivamente, di Vincenza Bruno Bossio, Nadia Ginetti e Tommaso Cerno) che vanno proprio nella direzione opposta. Perfetto. Ciao voti alle Europee.

Chi si aspettava un Pd meno di centro e più di sinistra, col nuovo corso zingarettiano, è senza dubbio rimasto deluso. In questo senso, al di là dei giochini delle parti, non mi sorprende che alla Lega (oggi primo partito, stando ai sondaggi) l’opposizione gliela faccia il M5s.

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