Matteo Salvini può piacere o non piacere (stando ai sondaggi al 30% e passa degli elettori, per esempio, piace). Sui giornali e sui social viene spesso attaccato più per quello che dice che per quello che fa. E il motivo è molto semplice: è un personaggio che divide, che rappresenta in tutto e per tutto un certo stile di comunicazione politica fatta di slogan e accuse agli avversari che non nasce certamente col leader della Lega. L’offesa più comune che gli viene mossa – o il complimento, dipende dal punto di vista – è quella di essere fascista. Che è un po’ la testa d’ariete della campagna (ideologica, d’odio?) contro il ministro dell’Interno e che non sembra garantire grandi dividendi a chi la fomenta: il consenso del suo partito continua a salire e la stragrande maggioranza dell’elettorato, che sa di non essere fascista, si rinsalda. Ecco perché chi vuole sconfiggere Salvini, che della Lega è il maximum leader, lo deve fare principalmente sul campo delle proposte politiche. Ora, come ho premesso, lascio stare le dichiarazioni e guardo al suo operato da ministro e vicepresidente del Consiglio in questi 11 mesi.

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