di Rob Reiner (1986)

Chiudiamo con il topos kinghiano per eccellenza: il gruppo di ragazzi di fronte all’ignoto. Reiner sfronda cupezze e ossessioni kinghiane, senza isterie del nostro, è dirige un film delicato e nostalgico più che classicamente horror. Un cadavere nascosto, un gruppetto di ragazzini undicenni, il passaggio dalla pubertà all’adolescenza. Sembra nulla, ma è un film che lascia irrimediabilmente il segno. Colonna sonora d’epoca da ascoltare e riascoltare possibilmente da una vecchia audiocassetta. In loving memory: River Phoenix.

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