I FIGLI DEL FIUME GIALLO

di Jia Zhangke. Con Zhao Tao, Liao Fan. Cina 2018. Durata: 140’ Voto: 4/5 (DT)

Zhao, ragazza risoluta e determinata, ama, ricambiata, il gangster Bin. Lo accompagna in modo paritario, come fosse anch’essa uomo tra uomini, ma mantenendo una esibita sensualità, tra bische, discoteche, incontri al vertice tra boss, e in mezzo alla strada tra botte, sangue e rivoltellate. Proprio per salvare Bin accerchiato e ferito, Zhao estrae una pistola e spara in aria, minacciando i tanti aggressori. Arrestata per possesso d’arma da fuoco sconta cinque anni di carcere durissimo. All’uscita però Bin non c’è più. Così lei comincia a cercarlo per migliaia di chilometri risalendo l’enorme fiume. Ancora un’opera immensa, ieratica e allo stesso tempo espressivamente moderna, di Jia. Quindici anni di storia divisi in tre atti e in due luoghi/spazi che richiamano i suoi film precedenti (Still Life, leone d’oro a Venezia), Jia fende dolente e preciso il privato della pupa più che del gangster e intanto mostra sontuoso le mutazioni rurali e urbane della Cina come fosse in cinemascope. Cineasta totale, autentico, per una poesia sulla disillusione del tempo che passa e delle ferite dell’anima che finiscono a segnare irrimediabilmente il corpo.

Film in uscita, da I figli del fiume gialle a Tutti pazzi a Tel Aviv e poi Red Joan e Pet Sematary

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