Non è servito l’appello al cessate il fuoco lanciato venerdì dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a frenare le ambizioni di conquista del generale Khalifa Haftar. Nella mattinata di domenica, le milizie fedeli all’uomo forte della Cirenaica hanno sferrato un nuovo attacco: secondo i media governativi di Tripoli, tre civili sono stati uccisi in un raid aereo sulla città costiera di Zawiya, 50 chilometri a ovest di Tripoli, uno dei porti di partenza per i migranti diretti in Italia e dove sorge anche la principale raffineria del Paese. Non a caso, giovedì Haftar era volato al Cairo in visita dal presidente  Abdel Fattah al-Sisi che gli aveva rinnovato il suo appoggio alla “lotta contro il terrorismo” nel Paese. Tradotto: potete attaccare.

L’autoproclamato capo dell’Esercito nazionale libico (Lna) ha anche disposto un ampio dispiegamento di truppe a Sirte, a 450 chilometri a est di Tripoli, città simbolo della guerra contro la wilayah (provincia) dello Stato Islamico nel Paese, secondo quanto riportato da Asharq al-Awasat che cita fonti militari secondo le quali l’azione fa parte dell’operazione “per liberare Tripoli dai terroristi”. Lì, il possibile scontro è con le forze di Misurata, il terzo soggetto militare in campo che ha nel generale della Cirenaica il principale nemico da sconfiggere. A confermare l’indiscrezione sarebbero anche le immagini che stanno circolando sui social di forze militari del maresciallo in marcia verso Sirte. Anche per questo, Tripoli nei giorni scorsi, ha dispiegato pattuglie nei sobborghi della città natale del Raìs Muammar Gheddafi.

A nulla è servita, quindi, la dichiarazione dell’Onu in cui si esprime preoccupazione per “l’instabilità nella capitale libica e il peggioramento della situazione umanitaria che sta mettendo a rischio la vita di civili innocenti e minacciando le prospettive di una soluzione politica”. Il numero degli sfollati, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha), è salito infatti a 67.200.

Ciò che conta per il generale di Tobruk sono le parole dei partner regionali e internazionali che lo supportano: Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Russia. Se questi, come fatto il 9 maggio da al-Sisi, danno il placet all’offensiva, lui procede. E durante l’ultimo incontro al-Sisi ha confermato il sostegno dell’Egitto nella lotta contro il terrorismo e contro gruppi e milizie estremisti per raggiungere la sicurezza e la stabilità in Libia. Al-Sisi ha quindi riconosciuto il ruolo dell’Lna per ripristinare la legalità e creare il clima adatto per raggiungere una soluzione politica della crisi in corso e lo svolgimento delle elezioni.

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