Una multa da 1,25 miliardi di euro. Questa la cifra che il gruppo Kering pagherà al fisco italiano per chiudere il caso Gucci, nato da un’indagine della Guardia di finanza e dalla Procura di Milano, che vedeva il gruppo francese accusato di presunta evasione fiscale per 14,5 miliardi non dichiarati. Il fisco italiano aveva contestato alla società controllata svizzera Luxury Goods International un’evasione da 1,4 miliardi. Tecnicamente con l’Agenzia delle Entrate è stato concordato un accertamento con adesione ed è la più alta conciliazione fiscale mai raggiunta tra una società e il fisco italiano.

La società ha spiegato che quello concordato è il pagamento “di una maggiore imposta pari a 897 milioni di euro oltre a sanzioni e interessi per un totale pari a 1,25 miliardi di euro”. La definizione della controversia, “contraddistinta da un’analisi approfondita e da spirito collaborativo” spiega il gruppo guidato da François-Henri Pinault, ha riconosciuto sia l’esistenza di una stabile organizzazione in Italia tra il 2011 e il 2017, con relativa attribuzione di utili, sia i prezzi di trasferimento praticati dalla società, nello stesso periodo, con la consociata italiana Gucci.

In una nota, si aggiunge che “l’effetto di tale transazione sul bilancio consolidato di Kering del 2019 sarà pari a circa 600 milioni di euro di imposte addizionali sul conto economico e di circa 1.250 milioni di euro di flusso di cassa negativo sul rendiconto finanziario”. Oltre a Gucci, Kering controlla altri marchi come Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, Alexander McQueen, Brioni, Boucheron o Pomellato. Tuttavia, la Maison toscana rappresenta di sicuro il suo “campione”, tanto che nel 2018 valeva oltre 8,28 miliardi di euro dei 13,6 miliardi che costituiscono il giro d’affari complessivo di Kering.

L’inchiesta della procura milanese è stata chiusa alla fine dello scorso novembre. Nelle registro degli indagati erano finiti per omessa dichiarazione dei redditi l’amministratore delegato e presidente di Gucci (il marchio più importante del gruppo Kering) Marco Bizzarri e il suo predecessore Patrizio Di Marco. Le Fiamme Gialle del Nucleo di polizia economico finanziaria avevano contestato il mancato pagamento delle tasse in Italia tra il 2011 e il 2017 grazie a “una stabile organizzazione occulta” – sempre negata da Kering – costituita appunto dalla società svizzera Luxury Goods International, con sede nel Canton Ticino: in questo modo il gruppo avrebbe evitato di pagare le tasse sulla commercializzazione in Italia di prodotti Gucci, pagando soltanto le imposte svizzere a un tasso inferiore.

Per gli inquirenti la Guccio Gucci Spa, che ha sede a Firenze e che detiene il controllo del marchio, avrebbe concesso lo sfruttamento del brand alla Luxury Goods International svizzera (anch’essa del gruppo Kering), che si sarebbe occupata della commercializzazione, ma gli investigatori avrebbero però documentato che la maggior parte delle funzioni di commercializzazione dei prodotti non avvenivano in Svizzera ma a Milano con il relativo pagamento delle tasse in Italia.