Una risata e una voce che dice “Io faccio la faccia di c….”. A parlare tra di loro sono le maestre di Giuseppe, il bambino di 7 anni ucciso di botte a gennaio 2019 dal patrigno Tony Essobti Badre, a Cardito, nel Napoletano, mentre la madre Valentina Casa non avrebbe fatto nulla per salvarlo, preoccupandosi solo di cancellare le prove del pestaggio. E neppure la scuola, dove da tempo le maestre si erano accorte di quello che accadeva tra le mura domestiche. A dimostrarlo sono le conversazioni intercettate, anche quando le insegnanti sono state convocate dalla polizia per essere ascoltate come testimoni e si preoccupano solo di concordare la loro versione dei fatti. Così, dopo l’arresto di Valentina Casa, la mamma del piccolo Giuseppe e della sorella di 8 anni, anche lei pestata e ridotta in gravissime condizioni, emergono nuovi elementi che riguardano le responsabilità della scuola elementare frequentata dal bambino e da sua sorella Noemi.

L’ORDINANZA DEL GIP – Proprio nell’ordinanza di custodia cautelare emessa la scorsa settimana nei confronti della donna, accusata dell’omicidio di suo figlio in concorso con il convivente, il gip Antonella Terzi si concentra sull’istituto Salvatore Quasimodo. Il giudice parla di “colpevole negligenza” della dirigente scolastica Rosa Esca, definendo la segnalazione fatta “debole quanto tardiva”. Tanto che la posizione della funzionaria è al vaglio della Procura di Napoli Nord, mentre il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha inviato gli ispettori presso l’istituto scolastico dove Noemi aveva detto alle sue maestre che in casa venivano picchiati dal patrigno. “Io lo dicevo alle maestre”, ha raccontato la bambina che, una volta portata via in ambulanza, ha detto: “Finalmente vado via da quella casa”.

UNA NOTA TARDIVA – Sono state le due insegnanti della bambina, dopo che Noemi si era presentata in classe con il lobo di un orecchio quasi strappato, a stilare una relazione per informare la dirigente. Accadeva a solo nove giorni dalla tragedia. Nelle deposizioni rese agli inquirenti, hanno dichiarato che la bambina “non era curata, non era seguita a casa, aveva i capelli sempre sporchi” e puzzava di muffa. Riguardo alla ferita all’orecchio “me lo ha fatto Tony perché siamo monelli”, aveva raccontato loro la piccola. E nelle intercettazioni una delle docenti dice: “Lo picchiava, lo picchiava a sangue”. Di fatto nella relazione le maestre raccontano che Noemi “si è presentata più volte in classe con evidenti tumefazioni al volto” e che è proprio la bambina ad affermare “che tali incidenti sono avvenuti a casa”. Il gip definisce la nota “una segnalazione debole quanto tardiva” che, tra l’altro, è rimasta inascoltata, ferma in direzione senza che fosse fatta alcuna denuncia alle autorità competenti.

L’INERZIA DELLE MAESTRE DI GIUSEPPE – Le maestre di Giuseppe, invece, non hanno segnalato proprio nulla, voltandosi dall’altra parte, come una di loro ha ammesso nel corso di una telefonata. In una delle intercettazioni, ricostruite nel corso della trasmissione Chi l’ha visto?, una delle insegnanti dice all’altra: “Non si poteva fare niente”. Spiazzante la risposta della collega: “Non è che non si poteva fare niente, non abbiamo fatto niente”. Infatti, non appena le maestre sono venute a sapere della notizia della morte di un bambino a Cardito, immediatamente l’hanno collegata ai due fratellini: “Tutti i giorni venivano con questo volto tumefatto…l’altro giorno ci mancava un pezzo di orecchio alla creatura…vedesti?”. Poi, il ricordo che una delle due insegnanti ha del bambino: “Non parlava…Madonna Mia…gli dicevo ‘scimmietella’, vuoi finire di buttarti a terra?’”. E il bambino rispondeva: “No no, scimmia no”. Le due docenti si sono subito preoccupate di un eventuale interrogatorio: “Se ci interrogano questi mò”. Quando entrambe sono state effettivamente convocate dalla polizia, nella sala d’aspetto del commissariato hanno cercato concordarsi su cosa avrebbero dovuto dichiarare. “Io faccio la faccia di c…” dice una, mentre l’altra ride. Delle maestre di Giuseppe “colpisce e sconcerta l’atteggiamento ilare e oppositivo” scrive il gip. Un atteggiamento che si aggiunge al silenzio davanti alle ferite sui volti dei bambini. Una maestra ha definito quella di Giuseppe “una morte annunciata”. Annunciata a scuola, invano.

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